Giornata sulla competitività delle PMI a La Coruña

Giornata sulla competitività delle PMI a La Coruña

Lo scorso 12 settembre si è svolta nella sede della Camera di Commercio di La Coruña la giornata “Europa fomenta la competitividad de las pymes” (Europa promuove la competitività delle PMI).

Organizzata dalla stessa Camera di La Coruña e dalla Camera di Commercio di Spagna, in collaborazione con il Ministero spagnolo d’Affari Esteri, Unione Europea e Cooperazione, la giornata fa parte di una serie di incontri promossi dalla Camera di Spagna, nell’ambito del programma “Hablamos de Europa” (Parliamo di Europa), che si terranno in varie città europee, con l’obiettivo di far conoscere gli effetti delle politiche europee sulla crescita economica, il miglioramento della competitività delle PMI e del loro grado di internazionalizzazione, così come la promozione della formazione dei giovani e il loro accesso al mercato del lavoro, grazie ai fondi che cofinanziano i programmi delle Camere di Commercio.

L’incontro tenutosi a La Coruña ha visto la presenza del presidente della Camera di Commercio ospitante, Antonio Couceiro, del direttore di Competitività della Camera di Commercio di Spagna, Julián López-Arenas e del direttore generale di Industria e delle PMI del Ministero di Industria, Commercio e Turismo, Galo Gutiérrez Monzonís, oltre a numerosi rappresentanti di imprese e associazioni di categoria locali.

Durante l’incontro si è svolta una tavola rotonda sulla trasformazione digitale, moderata dalla giornalista Isabel Bravo, e durante la quale López Arenas ha voluto sottolineare l’importanza della digitalizzazione per le PMI ed ha annunciato il lancio di due nuovi programmi da parte delle Camere: il programma Industria 4.0, focalizzato nello sviluppo di un piano di consulenza a PMI industriali con l’obiettivo di favorire la trasformazione digitale ed il passaggio all’industria 4.0; e il programma Ciber Seguridad, che prevede aiuti alle PMI affinché possano prevenire i principali rischi legati alla cyber security.

Il direttore di Competitività della Camera di Commercio di Spagna ha inoltre sottolineato che “l’obiettivo fondamentale delle Camere è quello di appoggiare le PMI e le micro imprese attraverso attività formative, aiuti o consulenze su nuove tecnologie, internazionalizzazione o uso efficiente delle ICT, al fine di aumentare la loro efficienza e produttività in maniera sostenibile. Inoltre, l’appoggio all’internazionalizzazione è prioritario e le imprese ne sono coscienti, come dimostrano i dati sulle imprese esportatrici: nel 2009 in Spagna ce n’erano 100.000; attualmente sono 200.000”.

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Pubblicato il rapporto: L’Italia in 10 selfie 2018

Pubblicato il rapporto: L’Italia in 10 selfie 2018

La Fondazione Symbola ha pubblicato il rapporto “L’Italia in 10 Selfies – 2018”, che mette in luce i punti di forza di un Paese che basa la propria competitività su importanti valori quali la coesione sociale, la valorizzazione del capitale umano, l’empatia con i territori, la bellezza. Valori che contribuiscono a forgiare un sistema produttivo che, come sottolinea il presidente della Fondazione, Ermete Relacci, unisce le tradizioni antiche alle nuove tecnologie, ricerca, economia digitale e artigianato, cultura, economia verde e competitività.

Questi i 10 selfie publicati nel rapporto:

1) ITALIA SECONDA AL MONDO PER COMPETITIVITÀ DEI SETTORI PRODUTTIVI
Il paese rientra nelle primi tre posizioni in 8 macrosettori su un totale di 14 analizzati. è leader mondiale nell’abbigliamento e prodotti in pelle e cuoio, secondo nella meccanica, mezzi di trasporto e tessile.

2) È LEADER IN EUROPA PER USO EFFICIENTE DI RISORSE NEI PROCESSI PRODUTTIVI
A parità di prodotto, le imprese made in Italy consumano meno energia: con 13,7 tonnellate equivalenti di petrolio per milione di euro prodotto, l’Italia si posiziona al secondo posto tra l principali economie dell’UE, preceduta dal Regno Unito.

3) 3 MILIONI DI GREEN JOBS.
Il 13,7% degli occupati in Italia lavora nella green economy. Nel 2017 sono state previste quasi 320.000 nuove assunzioni di green jobs.

4) IL DESIGN DÀ FORZA AL MADE IN ITALY
L’Italia è tseconda tra le grandi economie europee per  incidenza del fatturato del design sul totale dell’economia: 0,15%, quasi il doppio della media UE (0,09%).

5) CULTURA, BELLEZZA E CREATIVITÀ VALGONO IL 16,7% DEL PIL
Il settore della cultura genera 89,9 miliardi di €, il 6% della ricchezza prodotta dal paese, senza contare l’indotto generato dal settore e stimato in 160 miliardi di euro: 1,78% per ciascun € prodotto dalla cultura. Si arriva così a 250 miliardi di € (16,7% della ricchezza nazionale) prodotti dall’intera filiera culturale, che va dal design al “made in Italy”, passando per i new media, il patrimonio storico-culturale ed il turismo.

6) AGROALIMENTARE: PRIMO PAESE IN SOSTENIBILITÀ
L’agricultura made in Italy è leader tra i grandi paesi europei per riduzione delle emissioni nocive per l’ambiente, con 678 tonnellate di Co2 equivalente per milione di € prodotto, di gran lunga inferiore alla media UE. L’Italia è anche l’unico paese nel mondo che può contare su 859 prodotti Doc, Dop, Igp y Stg. Inoltre è leader europeo per numero di imprese che operano nel biologico (72.154).

7) FARMACEUTICA: PRIMO PAESE EUROPEO PER CRESCITA DELL’EXPORT
Nel periodo 2010-16, l’industria farmaceutica italiana ha sperimentato una crescita dell’export del 52%, più della media dell’UE28 (+32%) e delle grandi economie europee. Inoltre l’Italia è il secondo paese europeo per produzione, con 30 miliardi di euro.

8) LEGNO ARREDO: PRIMO PAESE EUROPEO PER EXPORT NEI MERCATI EXTRA UE
Con una quota del 30% del totale esportato dall’UE al resto del mondo, L?italia pe il primo paese esportatore del settore. L’industria del legno arredo “made in Italy” primeggia inoltre in sostenibilità ambientale (consumo ed energia).

9) MACHINERY: QUARTO PAESE AL MONDO PER SURPLUS COMMERCIALE
Con 57.700 milioni di $ di surplus, l’industria italiana del machinerya è tra le prime posizioni mondiali per saldo della bilancia commerciale, dietro la Germania (104.200 millones), la Cina (83.600) ed il Giappone (70.000).

10) MODA: SECONDO PAESE AL MONDO PER QUOTE DI MERCATO
La quot di merctao dell’Italia nel settore è del 6,6%, la seconda dietro la Cina. Il paese produce più di un terzo del valore aggiunto del settore moda dell’UE28.

Leggi il documento completo

La Fondazione Symbola nasce nel 2005 per promuovere la soft economy, un modello di sviluppo orientato alla qualità in cui tradizioni e territori sposano innovazione, ricerca, cultura e design. Per maggiori informazioni: http://www.symbola.net/

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I 10 selfie della competitività italiana

I 10 selfie della competitività italiana

Il rapporto della fondazione Symbola presenta i punti di forza di un’Italia vincente ed efficiente

 

La Fondazione Symbola ha pubblicato di recente il dossier: “L’Italia in dieci selfie”. Si tratta di un’iniziativa per comunicare un’immagine diversa dell’Italia e del suo potenziale che spesso, soprattutto in questo periodo di crisi, non riceve l’attenzione che merita.

 

I dati e gli spunti proposti nel dossier sono il frutto di indagini e ricerche effettuate dalla stessa fondazione Symbola, e da altri enti e associazioni che hanno collaborato nel progetto, tra cui Unioncamere, Fondazione Edison, Aaster, Coldiretti e Ucimu

 

Questi i 10 selfie:

 

1) L’Italia è uno dei soli cinque paesi al mondo che vanta un surplus manifatturiero sopra i 100 miliardi di dollari, in compagnia di grandi potenze industriali come Cina, Germania, Giappone e Corea del Sud. Mentre Francia (-34 mld), Gran Bretagna (-99) e Usa (-610) vedono la bilancia commerciale manifatturiera pendere al contrario (fonte: 10 Verità sulla competitività italiana di Fondazione Symbola, Unioncamere e Fondazione Edison)

 

2) Le imprese italiane sono tra le più competitive al mondo. Su un totale di 5.117 prodotti (il massimo livello di disaggregazione statistica del commercio mondiale) nel 2012 l’Italia si è piazzata prima, seconda o terza al mondo per attivo commerciale con l’estero in ben 935 (fonte: 10 Verità sulla competitività italiana di Fondazione Symbola, Unioncamere e Fondazione Edison);

 

3) Considerando il debito aggregato (Stato, famiglie, imprese) l’Italia è uno dei paesi meno indebitati al mondo: quello italiano, nonostante crisi e austerity non siano state indolori nemmeno per le famiglie, pesa il 261% del Pil. Quello del Giappone il 412%, quello della Spagna il 305%, quello del Regno Unito il 284% e quello degli Stati Uniti il 264% (fonte: 10 Verità sulla competitività italiana di Fondazione Symbola, Unioncamere e Fondazione Edison);

 

4) Per 77 prodotti l’Italia è leader dell’agroalimentare nel mondo. Tra i prodotti dell’agroalimentare italiano ben 23 non hanno rivali sui mercati internazionali e vantano le maggiori quote di mercato mondiale. E ce ne sono altri 54 per i quali è seconda o terza. Nonostante la contraffazione e la concorrenza sleale dell’Italian sounding, è sul podio nel commercio mondiale per ben 77 prodotti. È, inoltre, il Paese più forte per prodotti ‘distintivi’, con 269 prodotti Dop, Igp e Stg (a cui si aggiungono 4.816 specialità tradizionali regionali), seguito a distanza dalla Francia, con 207, e dalla Spagna, con 162. (fonte: 10 Verità sulla competitività italiana – Focus Agroalimentare di Fondazione Symbola, Unioncamere e Fondazione Edison per Coldiretti);

 

5) L’Italia è il secondo paese più competitivo al mondo nel machinery. L’industria italiana del machinery occupa i vertici delle graduatorie mondiali di settore. Nella classifica di competitività calcolata sulla base del Trade performance Index, elaborato dall’International Trade Centre dell’UNCTAD/WTO, l’industria italiana della meccanica risulta seconda solo a quella tedesca. (Fonte: 10 Verità sulla competitività italiana – Focus Machinery di Fondazione Symbola, Unioncamere e Fondazione Edison per Fondazione Ucimu);

 

6) Dalla green economy il turbo per le imprese italiane. Il 22% delle aziende italiane, percentuale che sale al 33% delle imprese manifatturiere, nella crisi hanno scommesso sulla green economy, settore che vale 101 miliardi di euro di valore aggiunto, il 10,2% dell’economia nazionale. Una scelta vincente. In termini di export: se consideriamo le imprese manifatturiere, il 44% di quelle che investono green esportano stabilmente, contro il 24% di quelle che non lo fanno. E di innovazione: il 30% delle aziende manifatturiere che puntano sul verde hanno sviluppato nuovi prodotti o nuovi servizi, contro il 15% delle altre. Con i green jobs: sono diventati protagonisti dell’innovazione e coprono addirittura il 70% di tutte le assunzioni destinate alle attività di ricerca e sviluppo delle aziende italiane (fonte: GreenItaly 2014 di Fondazione Symbola e Unioncamere);

 

7) L’Italia è leader in Europa per eco-efficienza del sistema produttivo. Ed è campione nell’industria del riciclo. Il modello produttivo italiano è tra i più innovativi in campo ambientale, con 104 tonnellate di anidride carbonica per milione di euro prodotto (la Germania ne immette in atmosfera 143, il Regno Unito 130) e 41 di rifiuti (65 la Germania e il Regno Unito, 93 la Francia). È campione europeo nell’industria del riciclo: a fronte di un avvio a recupero industriale di 163 milioni di tonnellate di rifiuti su scala europea, in Italia ne sono stati recuperati 24,1 milioni, il valore assoluto più elevato tra tutti i Paesi europei (in Germania sono 22,4). Milano, la città dell’EXPO è, insieme a Vienna, per raccolta differenziata, in cima alla classifica delle metropoli europee sopra il milione di abitanti e ha nel mondo, fra le grandi città, il primato delle persone servite dalla raccolta dell’organico (fonti: GreenItaly 2014 di Fondazione Symbola e Unioncamere e 10 Verità sulla competitività italiana di Fondazione Symbola, Unioncamere e Fondazione Edison);

 

8) Con la cultura l’Italia mangia. Alla filiera della cultura – 443.458 aziende, il 7,3% del totale nazionale – l’Italia deve 80 miliardi di euro, il 5,7% della ricchezza prodotta. Ma arriva a 214 miliardi, il 15,3% del valore aggiunto nazionale, se consideriamo quella parte dell’economia nazionale che, come il turismo, cresce di 1,67 euro per ogni euro prodotto dalla cultura (fonte: Io sono Cultura – L’Italia della qualità e della bellezza sfida la crisi. Rapporto 2014 di Fondazione Symbola e Unioncamere);

 

9) L’Italia è, nell’eurozona, la meta preferita dei turisti extraeuropei. Grazie a cultura, bellezza e qualità, è il primo paese per pernottamenti di turisti extra Ue, con 56 milioni di notti. È la meta preferita di Paesi come la Cina, il Brasile, il Giappone, la Corea del Sud, l’Australia, gli Usa e il Canada (dati Eurostat). Un risultato che ha solide radici nella bellezza e nella cultura di cui il Paese è ricco. L’Italia, non a caso, è il Paese che nel mondo vanta il maggior numero di siti Unesco nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità (51 su 1001). Fonte: 10 Verità sulla competitività italiana – Fondazione Symbola, Unioncamere e Fondazione Edison;

 

10) Coesione: ricetta per competere. Le imprese “coesive” – quelle più legate alle comunità, ai lavoratori, al territorio, che investono nelle competenze, nella sostenibilità, nella qualità e bellezza – sono più competitive. Nel 2013 queste imprese hanno aumentato il fatturato nel 39% dei casi rispetto al 2012, contro il 31% delle non coesive. Hanno visto crescere l’occupazione nel 22% contro il 15%. Non è forse un caso se, tra il 2007 e il 2012, pur senza misure pubbliche a sostegno, sono imprese italiane quelle che hanno guidato – dietro gli Usa – il re-shoring mondiale e rappresentano oggi il 60% delle rilocalizzazioni europee. (Fonte: Coesione è Competizione – Le nuove geografie della produzione del valore in Italia di Consorzio Aaster, Fondazione Symbola e Unioncamere.)

 

Per maggiori informazioni: http://www.symbola.net/html/article/italia10selfie2015

 

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“La creatività è un fattore decisivo di competitività per le imprese”

“La creatività è un fattore decisivo di competitività per le imprese”

In un’intervista rilasciata alla CCIS, Alessia Correa, esperta in intelligenza emozionale, coaching e leadership, offre importanti spunti di riflessione sul ruolo della creatività nella gestione e nello svilupppo delle imprese.

 

Executive Coach certificata dall’International Coach Federation ed esperta in “Creative problem solving”, Alessia Correa da diversi anni sviluppa progetti nelle aree di Formazione e Sviluppo Personale, Lavoro di Gruppo e Coaching Creativo.

 

Originaria di Trieste e residente a Madrid dal 2012, in questa intervista ci parla di creatività e innovazione e dell’importanza di questi fattori nello svilupppo delle imprese.

 

1)    Creativi si nasce o si diventa?

Io sostengo che creativi si nasce. Infatti la creatività non è, o non è soltanto, il lampo di genio, ma è una caratteristica propria dell’uomo. Nasciamo tutti quanti creativi, il che è abbastanza facile da condividere se solo andiamo a ritroso nel tempo e approdiamo a quei ricordi che ci vedono nel passato giocare con amici invisibili e immaginare possibile ogni nostro più balzano pensiero.

 

2)    Se è vero che tutti nasciamo con le stesse potenzialità a livello creativo, perché solo alcuni sanno usare la creatività come strumento per raggiungere i loro obiettivi, o risolvere problemi?

La risposta è semplice: perché la creatività si può sollecitare o spegnere. Tutti noi sviluppiamo nel tempo freni inibitori che ci inducono a stare con “i piedi per terra”: tutta la nostra educazione formale si fonda sulla deduzione più che sull’intuito, fatto che ha portato certamente ad enormi progressi. Ma l’altro lato della medaglia è che solo una mente  lasciata in libertà, attraversata da un continuo flusso di idee, di immagini, di concetti, moltissimi dei quali privi di valore pratico,  può sperare di ricavare nuove idee. Siamo il frutto degli ambienti  più o meno stimolanti e fertili che abbiamo frequentando fin da piccoli. Se una società non “produce” individui creativi educandoli grazie a un sistema scolastico capace di premiare anche la creatività, succederà che, nel prosieguo del tempo, avremo un’idea “diversa”ma non avremo il coraggio di esprimerla per paura del giudizio degli altri. La nostra “fiducia creativa” e la libertà di immaginare possibilità diverse da quelle abituali avranno lasciato il posto ad una sorta di timore e a quella pericolosissima frase “la creatività non fa per me”.

 

3)    Come possiamo evitare di “spegnere” la creatività che c’è in noi?

La creatività si può allenare ed è possibile nutrirla intenzionalmente.
Vi lancio questa sfida: Scrivete su un foglio 10 soluzioni per questo problema “come aprire una porta”.     Non metteteci più di 2 minuti per trovarle. L’esercizio inizia quando non riuscirete più a trovare soluzioni semplici o banali al problema: da quel momento state facendo palestra per la mente e iniziate ad allenare la creatività.

 

4)    Creativitá e  impresa:  è un binomio sempre vincente?

Proviamo prima a definire cosa  vuol dire creatività:  realizzare connessioni e collegamenti, insoliti e utili, utilizzando elementi preesistenti della realtà, ma combinati tra loro in forme nuove e originali.
Sono convinta quindi che la creatività sia un fattore decisivo di competitività sui cui un’impresa deve investire, è una competenza fondamentale per la produttività delle aziende per riuscire a stare al passo col progresso scientifico e tecnologico.
Dal punto di vista concorrenziale, le imprese subiscono una forte pressione competitiva poiché si trovano a dover gestire la globalizzazione dei mercati e le esigenti richieste dei clienti. Affinché le imprese non si facciano cogliere impreparate, è necessario riuscire a dotarsi di un’elevata flessibilità organizzativa, nonché di adattabilità ai continui mutamenti dei mercati. In altre parole, oltre a preparare un ambiente favorevole al cambiamento, occorre che le organizzazioni facciano ricorso a risorse umane in grado di impiegare massicce dosi di creatività nello svolgimento delle attività lavorative.
In Google, è stato istituito un tempo creativo, pari al 20% dell’orario di lavoro. Metà dei nuovi prodotti realizzati ogni anno da Google nasce in quelle ore destrutturate. Il processo creativo «diventa una mentalità» e le buone idee all’interno di un’azienda «non sono patrimonio esclusivo di pochi eletti ma possono diventare una competenza di base richiesta a tutti coloro che lavorano in azienda.

 

5)   La mancanza di tempo e l’eccesso di lavoro ripetitivo spesso inibiscono la capacitá di generare nuove idee e soluzioni. Quali sono gli ingredienti essenziali per favorire un ambiente “creativo”?

Innanzitutto è importante sapere che essere creativi è faticoso. Infatti se non stiamo attenti, la mancanza di tempo e la routine fanno sì che inseriamo il pilota automatico da quando suona la sveglia a quando andiamo a dormire. Che se da un lato è indubbiamente molto comodo e alle volte necessario, dall’altro costituisce anche la “morte” della creatività.
Prima ancora di parlare di ambiente “creativo”, infatti,  parlerei di “spirito creativo”. Non bisogna temere di mettere in discussione ciò che è consolidato; sì alla curiosità – osservare, sempre, tutto-; sì al cambiare punto di vista, al sospendere il giudizio, al trovare più di una risposta sola per singola domanda. In un solo concetto: sì allo sviluppo del pensiero divergente. Esistono numerose tecniche che ci possono aiutare in questo senso; e bisogna conoscerle e poi praticare, praticare, e ancora praticare.
Per stimolare la creatività un ambiente di lavoro innanzitutto ci deve essere una  forte volontà dell’azienda a valorizzare la creatività dei dipendenti e le loro idee. Come? Incoraggiando l’esplorazione e la sperimentazione di idee; i luoghi di lavoro devono essere spazi di apprendimento, che promuovono processi, pensieri e strumenti creativi. Bisogna fare attenzione al tipo di atteggiamento verso il fare le cose in maniera differente. Espressioni come “non possiamo farlo in quel modo perché…”, “costa troppo”, “lo abbiamo fatto sempre così”, “non mi verrà permesso di farlo”, “è troppo difficile” sono indici di mancanza di creatività e soprattutto di mancanza di cultura verso la creatività.
Il mio consiglio è:  Uscite dagli schemi conformisti.  Rinnovate, innovate e inventate. Siate creativi.
6)    Si rilevano differenze  tra Spagna e Italia nel modo in cu si inceniva e si utilizza la creatività a livello di imprese?

Per affrontare la differenza fra l’approccio italiano e quello spagnolo mi sembra interessante partire da una premessa: l’economia spagnola per anni è stata spinta dal mattone. Le famiglie e le imprese investivano quasi esclusivamente nell’immobiliare e in Borsa, con le conseguenze che sappiamo: bolla immobiliare e crisi.
Dall’altro lato è certo che la crisi economica di questi ultimi anni ha costretto gli spagnoli a cambiare il pensiero e a comprendere che la sicurezza, molte volte, è data dal sapersi differenziare, portando valore nella società e creando qualcosa di nuovo. Infatti, quello che ripeto sempre, è che la cosa più sicura, in tempo di crisi, quando l’approccio “standard” non funziona più, è essere creativi e intensificare gli sforzi affinchè i modelli siano scalabili e esportabili. Un esempio chiave per capire come la creatività funziona e si esporta dalla Spagna, è la gastronomia.
Anche l’atteggiamento degli investitori si è modificato: sempre più persone guardano al mondo del venture capital e delle start-up come possibilità per investire.
Infine, anche a livello pratico, l’interesse per le nuove imprese è molto più alto: si guarda alle start-up come unica soluzione per creare qualcosa di nuovo, creare soprattutto occupazione. In questo senso, quindi, la creatività sta diventando un elemento essenziale per poter innovare nel mercato creando prodotti e servizi nuovi.
L’Italia invece, anche al tempo della grande recessione, ha continuato ad essere la seconda manifattura d’Europa, con una forte diversificazione tra settori. Il Made in Italy è sempre stato associato a concetti quali creatività, immaginazione e versatilità. È un prestigio antico, che si basa sulla creatività che sposa qualità ed inventiva.
Inoltre vanno sottolineati alcuni fattori caratteristici della situazione italiana che fanno ben sperare e che forse non trovano il giusto spazio nelle analisi economiche che vengono periodicamente realizzate e pubblicizzate. Innanzitutto la centralità delle PMI nel processo di innovazione generale: al contrario degli altri Stati membri, infatti, le risorse investite in questo settore provengono in egual misura dai grandi gruppi (51%) e dalle piccole e medie aziende (49%). Tradotto in termini economici su 15,9 miliardi di euro totali spesi per l’innovazione, ben 7,8 provengono dalle PMI, mentre in Germania, ad esempio, il rapporto è di 9,3 miliardi su 70 totali. Anche per quanto riguarda il numero di imprese che “fanno innovazione”, l’Italia è superiore alla media europea con il 56,3% delle imprese contro il 52,9% dell’Ue.

 

7)     le politiche di impresa adottate nei due Paesi sono volte a favorire o disincentivare  la creativitá?

Secondo la mia esperienza, sia in Italia, sia in Spagna, le aziende sono organizzate con una struttura gerarchica la quale propone schemi, ruoli e  processi di sviluppo ben pianificati che tendono a diminuire la creatività e le proposte da parte delle persone che compongono la struttura. Non dico che non vengano adottati metodi e processi creativi per la generazione di idee e per l’innovazione del business. Infatti moltissimi prodotti e servizi che tutti i giorni utilizziamo sono nati da progetti che hanno adottato le metodologie della creatività. Ma ciò che manca a mio avviso, è una cultura diffusa in cui la creatività faccia parte del set delle competenze di tutti gli impiegati, con processi, metodi e momenti dedicati e dove tutti si sentano liberi di contribuire con le proprie idee sapendo che verranno valorizzate come bene prezioso di aziende ed imprese. In questo senso penso che ci sia ancora molto da fare affinchè le imprese, in Italia e in Spagna, si rendano conto che la creatività è un metodo, un processo continuo, che si può imparare, per poter innovare. Anzi, si deve imparare. E’ necessario puntare sul capitale umano, offrire alla persone che lavorano nelle imprese strumenti e metodi che fomentino la loro creatività e lasciar loro la libertà di offrire idee nuove, col rischio calcolato anche di un loro errore a vantaggio di un’esperienza acquisita.
Ritengo che molte aziende non hanno piena consapevolezza della propria capacità innovativa, né posseggono gli strumenti e le risorse adatte a metterla in pratica. Per integrare l’innovazione agli altri processi aziendali è necessaria un’ open innovation,  favorendo “un processo di co-generazione delle idee” che porti alla luce questo potenziale inespresso.
Solo le organizzazioni che sapranno sfruttare la creatività e l’energia dei loro collaboratori potranno fornire i prodotti e i servizi richiesti dai nuovi mercati.

 

8)  L’attuale situazione di crisi economica e la conseguente ricerca di “vie alternative” possono servire da stimolo per investire nella creativitá?

Cito Albert Einstein: “Non possiamo risolvere problemi con lo stesso tipo di pensiero con cui li abbiamo creati”.
Siamo di fronte a cambiamenti epocali, che richiedono un vero e proprio cambio di paradigma! Anche se generalmente riteniamo di non poter associare l’economia o il sistema sociale al concetto di creatività, questa diventa una risorsa cruciale nel favorire l’individuazione di alternative. Lo scenario che abbiamo di fronte ci pone sempre la scelta tra due possibilità: cercare di applicare ad ogni costo soluzioni già conosciute, anche se inefficaci perché non adatte ai nuovi problemi da risolvere, o sforzarci di inventare soluzioni nuove e convalidarle, ossia verificare quelle che corrispondono meglio ai problemi.
Questo secondo atteggiamento esprime una certa dose di coraggio per far emergere la capacità creativa.
Prendo ad esempio la ricerca del lavoro da parte dei giovani d’oggi, che di questi tempi si sta rivelando un’impresa particolarmente difficile. E si sa, la crisi aguzza l’ingegno e la creatività. E se la creatività non garantisce per forza un’offerta lavorativa, di certo aiuta a far parlare di sé e attirare l’attenzione di nuovi datori di lavoro o clienti. Sono nate così le idee più creative degli ultimi anni per realizzare curricula davvero unici e dal sicuro impatto.

 

 

Alessia Correa

Nata a Trieste nel 1976 da 2 anni risiede a Madrid.

Esperta in intelligenza emozionale, coaching e leadereship,da più di dieci anni lavora nell’ambito delle Risorse Umane, prima nella Generali Group Innovation Academy, la Corporate University della multinazionale italiana leader nel settore delle Assicurazioni,  e  attualmente sviluppando in proprio progetti nelle aree di Formazioe  e Sviluppo Personale, Lavoro di Gruppo e Coaching Creativo.
È anche Excecutive Coach, certificata dall’ICF (International Coach Federation).

 

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