L’industria spagnola degli alimenti e delle bevande resiste all’impatto della pandemia



L’industria spagnola degli alimenti e delle bevande sta resistendo all’impatto del COVID-19 meglio dell’economia nel suo insieme. Nonostante abbia subito gli effetti della crisi, che hanno posto fine a un ciclo di sei anni di continua crescita, il settore resta al di sopra delle 30.000 imprese e dei 431.800 lavoratori diretti.

Ciò è chiaro dal Rapporto economico annuale della Federazione spagnola delle industrie alimentari e delle bevande (FIAB), che raccoglie il comportamento del settore durante l’anno finanziario 2020, con dati che collocano alimenti e bevande come il settore industriale che ha reagito meglio all’impatto della pandemia, con un calo inferiore a quello dell’industria manifatturiera e dell’economia nel suo complesso.

L’industria alimentare e delle bevande nel 2020

Tra i dati forniti dal Rapporto Economico della Federazione spicca il fatturato reale del settore, che ha raggiunto 129.854 milioni di euro, riflettendo un calo annuo del -5,3%, ben al di sotto di quello dell’economia spagnola nel suo complesso (- undici %). Il settore risente particolarmente degli effetti delle restrizioni sulla ristorazione e del blocco del turismo. Questo scenario ha causato le perdite maggiori, soprattutto nei prodotti più strettamente legati a queste attività.

I consumi in casa hanno registrato un aumento del 16,15% e hanno raggiunto i 71.319,9 milioni di euro nei primi 11 mesi del 2020. Le misure di contenimento hanno portato la spesa media pro capite in casa a quasi 1.610 euro, superiore del 19,0% rispetto al stesso periodo dell’anno precedente.

Se si tiene conto del paniere di prodotti che compongono l’Indice del Prezzi al Comsumo, la presenza di alimenti e bevande è cresciuta fino a rappresentare il 20,34%, il che riflette il cambiamento delle abitudini di consumo generato dalla pandemia.

Per quanto riguarda le ripercussioni della crisi sanitaria sul tessuto imprenditoriale e occupazionale, si segnala che nel 2020 l’industria alimentare e delle bevande ha rappresentato 30.573 industrie, con una perdita di 200 aziende rispetto al 2019. Nel corso di quest’anno l’industria alimentare e delle bevande ha mantenuto il processo di concentrazione aziendale già evidenziato negli anni precedenti. Le grandi aziende – con più di 200 dipendenti – sono aumentate di 21 unità, di cui 5 corrispondono a realtà con oltre 1.000 dipendenti.

Il risultato sull’occupazione rivela una diminuzione del -1,1% nel numero degli iscritti alla Previdenza Sociale. Pertanto, nel 2020 l’industria alimentare e delle bevande ha raggiunto i 431.800 lavoratori diretti. Tenuto conto del grave scenario che ha rappresentato il 2020, l’industria alimentare e delle bevande si distingue per gli sforzi compiuti in materia di lavoro, poiché l’occupazione diretta della sua attività è stata influenzata in misura minore rispetto a quella dell’industria manifatturiera (-2,2%) e il totale dell’economia (-2,2%).

Per quanto riguarda l’andamento delle esportazioni spagnole del settore, nel 2020 hanno raggiunto i 33.945 milioni di euro, con un aumento del 4,4% rispetto all’anno precedente. Questa crescita è principalmente dovuta alla crescente domanda cinese di prodotti a base di carne. A seguito della pandemia, la bilancia commerciale dell’industria alimentare e delle bevande ha raggiunto il valore di 12.608 milioni di euro, un aumento considerevole, guidato dal calo delle importazioni.

Per mercati, l’Unione Europea continua ad essere la principale destinazione e assorbe il 54,9% delle esportazioni. La classifica è guidata dalla Francia, con 4.915 milioni di euro, seguita dal Portogallo con 3.461, Italia (3.440M €) e Germania (1.864). Al di fuori dell’UE, vale la pena evidenziare il comportamento della Cina, con 3.725 milioni di euro, che nella classifica generale si colloca come secondo partner commerciale per via della crescita della domanda di prodotti a base di carne.

Fonte: Diariodegastronomia.com

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