Mostra virtuale “Enit e L’Italia. Una gran bella storia”

Mostra virtuale “Enit e L’Italia. Una gran bella storia”

Il prossimo 29 settembre, alle ore 12:00 si terrà l’evento di lancio della mostra virtuale online  “Enit e L’Italia. Una gran bella storia”, organizzata da Enit – Agenzia Nazionale del Turismo, con l’obiettivo di valorizzare il lavoro di sistematizzazione del patrimonio culturale conservato dall’ente.

Si tratta di una mostra virtuale tridimensionale online che ripercorre le origini, gli sviluppi ed il ruolo fondamentale svolto dall’Enit in oltre cento anni di storia nella promozione dell’Italia come meta turistica all’estero.

La mostra è il risultato di un lavoro di recupero della storia dell’ente che ha portato anche alla pubblicazione del volume Promuovere la bellezza. Enit: cento anni di politiche culturali e strategie turistiche per l’Italia. Strutturata in quattro sezioni tematiche, la mostra racconta nella prima sezione la nascita dell’Ente e gli sviluppi fino ai giorni nostri; nella seconda sezione una selezione di manifesti storici consente un primo viaggio lungo l’Italia; si prosegue nella terza sezione con l’esposizione di pagine di editoriali promossi dall’Enit; per concludere con una panoramica fotografica tratta dall’Archivio che ripercorre l’Italia dal Nord a Sud.

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Generali: risultato operativo record nel 2019

Generali: risultato operativo record nel 2019

Il risultato operativo del Gruppo Generali registra la migliore performance di sempre attestandosi a € 5.192 milioni, in aumento del 6,9% (€ 4.857 milioni FY2018) grazie al positivo andamento di tutti i segmenti di attività.

A continuazione, i dati più rilevanti diffusi dalla compagnia:

  •  Utile in forte crescita a € 2,7 miliardi (+15,7%). L’utile netto normalizzato ammonta a € 2,2 miliardi. Escludendo l’onere one-off di € 188 milioni dell’operazione di liability management relativa al riacquisto di titoli subordinati, l’utile netto normalizzato si attesta a € 2,4 miliardi (+6,6%)
  • Miglior raccolta netta Vita tra i peer a € 13,6 miliardi (+19,6%). Riserve tecniche Vita in crescita a € 369,4 miliardi (+7,6%). Il New Business Margin si conferma a ottimi livelli a 3,89% (- 0,49 p.p.)
  • Nel Danni, i premi lordi raggiungono i € 21,5 miliardi (+3,9%). Combined Ratio a 92,6% (-0,4 p.p.), il migliore tra i peer
  • Grazie all’andamento positivo dei segmenti Vita e Danni, premi lordi complessivi a € 69,8 miliardi (+4,3%), di cui € 15,2 miliardi a valenza sociale e ambientale
  • L’utile dell’Asset Management sale a € 280 milioni (+19%)
  • Ottima posizione di capitale con Regulatory Solvency Ratio a 224% (217% FY2018, +8 p.p.)
  • Proposto un dividendo per azione pari a € 0,96, in crescita del 6,7% (€ 0,90 FY2018)

Il Group CEO di Generali, Philippe Donnet, ha affermato: “Generali ha chiuso il 2019 con il miglior risultato operativo della sua storia e con un’eccellente solidità patrimoniale, consolidando la posizione tra i leader globali del settore. I risultati confermano che siamo pienamente in linea con tutti gli obiettivi del piano strategico ‘Generali 2021’. L’implementazione disciplinata della strategia ha portato a una crescita profittevole in tutte le linee di business ed ha anche permesso di incrementare la diversificazione delle fonti di utile, con la raccolta netta Vita a ottimi livelli e il miglior Combined Ratio tra i peer. Questi risultati, ottenuti nonostante il contesto macroeconomico, sono stati raggiunti grazie al contributo di tutte le persone di Generali – dipendenti, agenti e collaboratori – che lavorano per realizzare la nostra ambizione di essere Partner di Vita dei clienti. La nostra priorità è accompagnare la crescita del Gruppo con un impegno a lungo termine sulla sostenibilità. Abbiamo definito obiettivi chiari e misurabili focalizzati sull’ambiente – su impatti diretti, prodotti e investimenti – sul benessere dei dipendenti, sulle comunità locali nelle quali operiamo e sui più alti standard di governance. I risultati del 2019 e i progressi compiuti rispetto ai target del piano strategico ‘Generali 2021’ ci mettono in una solida posizione per far fronte all’emergenza, continuamente in evoluzione, causata dalla diffusione del Covid-19 nel mondo. La nostra priorità è quella di salvaguardare la salute e il benessere delle nostre persone garantendo la continuità di tutte le nostre attività e mantenendo pienamente i livelli di offerta e servizio ai clienti”.

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Generali tra le 100 aziende più sostenibili al mondo

Generali tra le 100 aziende più sostenibili al mondo

Il gruppo assicurativo italiano Generali è stato incluso nella “2020 Global 100 Most Sustainable Corporations” di Corporate Knights, la classifica che individua le 100 imprese più sostenibili del mondo.

Giunta alla 16° edizione, la classifica di Corporate Knights viene elaborata sulla base dell’analisi di 7.395 aziende con un fatturato superiore a 1 miliardo di dollari.

Delle imprese presenti nella “2020 Global 100”, 49 sono basate in Europa, 29 in U.S.A. e Canada, 18 in Asia, 3 in Sud America e una sola in Africa.

Questo riconoscimento mette in risalto l’evoluzione del percorso di sostenibilità di Generali che è parte integrante del piano strategico “Generali 2021”. Entro il 2021 Generali si è infatti impegnata a realizzare 4,5 miliardi di investimenti verdi e sostenibili e una crescita del 7-9% dei premi derivanti da prodotti con valenza sociale e ambientale. Inoltre, nel settembre 2019 Generali ha emesso il primo Green bond del settore assicurativo europeo per un importo pari a € 750 milioni. Per quanto riguarda gli impatti diretti, nel 2018 il Gruppo ha deciso di acquistare energia elettrica derivante da fonti rinnovabili per l’88% del totale.

L’impegno di Generali sul fronte della sostenibilità è testimoniato anche dai numerosi indici di sostenibilità in cui è presente, tra cui il Dow Jones Sustainability World Index, il Dow Jones Sustainability Europe Index, MSCI ESG Leaders Indexes, FTSE4Good Europe e Euronext Vigeo Europe 120.

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Allfunds e BNP Paribas annunciano una partnership strategica

Allfunds e BNP Paribas annunciano una partnership strategica

Lo scorso 21 ottobre, Allfunds e BNP Paribas hanno anunciato di avere stipulato un accordo per creare una delle piattaforme di fondi e wealthtech leader al mondo. L’operazione contribuirà al processo di continua crescita di Allfunds e all’espansione della sua presenza globale; Allfunds rimarrà completamente indipendente con la quota maggioritaria detenuta da Hellman & Friedman e GIC.

Questo accordo consentirà ad Allfunds, leader indipendente a livello globale nelle tecnologie al servizio del wealth management e socio della CCIS, e a BNP Paribas, una delle maggiori istituzioni finanziarie al mondo, di avvalersi l’un l’altro delle reciproche competenze per sviluppare servizi di distribuzione di fondi di nuova generazione.

BNP Paribas Securities Services, tra le principali banche custodi al mondo e specializzata nell’offerta di servizi legati alla distribuzione dei fondi, intende far leva su Allfunds come accesso privilegiato al mercato dei fondi, ricercando insieme le opportunità di miglioramento dei servizi per i distributori e per le istituzioni finanziarie. BNP Paribas Securities Services contribuirà inoltre le sue attività di paying agent (banca corrispondente) locale in Italia, così come alcuni servizi di transfer agent in Italia ad Allfunds, che così completerà la sua attuale gamma di servizi di distribuzione di fondi nel mercato locale.

Inoltre, BNP Paribas affiderà ad Allfunds la gestione dei contratti di distribuzione di fondi di investimento di terze parti per diverse entità del Gruppo BNP Paribas operanti nel settore della distribuzione retail, wealth management, assicurazioni e asset management. In questo modo la proposta commerciale di Allfunds si estenderà a nuovi Paesi, tra i quali Francia e Germania, grazie al posizionamento di mercato di BNP Paribas.

BNP Paribas e i suoi clienti beneficeranno della partnership con una delle piattaforme wealthtech leader in Europa e i partner di Allfunds amplieranno il raggio d’azione delle proprie attività.

A seguito di questa operazione, Allfunds aprirà nuovi uffici a Parigi e Varsavia.

Allfunds continuerà ad operare in modo indipendente, con la quota maggioritaria detenuta da Hellman & Friedman e GIC. Questa operazione, che vedrà BNP Paribas Securities Services e BNP Paribas Asset Management ricevere complessivamente una partecipazione strategica del 22,5% in Allfunds, è soggetta alle approvazioni delle competenti autorità di vigilanza e all’espletamento delle necessarie procedure di informazione e consultazione. Si prevede che il perfezionamento dell’operazione avverrà entro la fine del 2020.

Questo accordo strategico si aggiunge alla recente integrazione in Allfunds di Credit Suisse InvestLab e rappresenta un ulteriore passo nella strategia perseguita da Allfunds con l’obiettivo di divenire una delle principali piattaforme di fondi del settore, facendo leva sui suoi vantaggi competitivi in termini di tecnologie all’avanguardia e sulle sue aspirazioni a livello globale.

Secondo Juan Alcaraz, CEO di Allfunds: “Questa partnership rappresenta un importante passo avanti nella nostra aspirazione ad essere un player all’avanguardia nel wealthtech. Facendo affidamento sulla nostra piattaforma e sul modello di business integrato di BNP Paribas, saremo in grado di fornire ai clienti servizi di distribuzione di fondi ottimizzati e soluzioni digitali innovative.”

A sua volta, Patrick Colle, CEO di BNP Paribas Securities Services, ha sottolineato il fatto che la partnership: “consentirà di potenziare significativamente la nostra offerta, dando ai nostri clienti l’accesso a una piattaforma di distribuzione di fondi di successo e in rapida crescita. Ci permetterà inoltre di accelerare lo sviluppo di servizi di nuova generazione per la distribuzione di fondi e di analisi dei dati”.

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La Alianza #CEOPorLaDiversidad prende forma

La Alianza #CEOPorLaDiversidad prende forma

Un totale di 60 CEO delle principali imprese ubicate in Spagna si sono dati appuntamento lo scorso 16 ottobre, enl Museo Reina Sofía, per aderire all’Alleanza #CEOPorLaDiversidad, promossa dalla Fundación Adecco e la Fundación CEOE. Si tratta di un’iniziativa unica a livello europeo dal momento che si fonda sul compromesso dei massimi rappresentanti di alcune tra le principali imprese in Spagna per promuovere e accelerare l’adozione e lo sviluppo di politiche per la diversità e l’inclusione.

La presentazioen di questa alleanza si é tenuta nell’ambito dell’evento di celebrazione del XX anniversario della Fundación Adecco, che ha visto la presenza, in qualità di presidenti onorari, dei Re di Spagna, nonché la partecipazione di Magdalena Valerio, Ministra di Occupazione, Migrazioni e Previdenza sociale; Antonio Garamendi, presidente della CEOE; Joaquín Nieto, direttore dell’Organizzazione internazionale del Lavoro in Spagna, e con 60 CEO di imprese con attività nel paese. Tra questi, vanno menzionati José Bogas, CEO di Endesa, Santiago Villa, CEO di Generali España, e Jaime Revilla, presidente di IVECO España, tutti e tre membri del Consiglio Direttivo della CCIS.

La Fundación Adecco lavora da vent’anni a favore delle persone più vulnerabili, aiutandole attraverso programmi di formazione, orientamento e intermediazione per la ricerca di lavoro. In questo modo, ha generato oltre 259.000 posti di lavoro, lavorando durante questo tempo su strategie per la dioversità e l’inclusione con più di 493 imprese. Questo contatto con la realtà sociale e imprenditoriale ha permesso alla Fundación di acquisire conoscenze ed esperienze per lo sviluppo di politiche per la diversità e l’inclusione nell’ambito imprenditoriale.

Insieme alla Fundación CEOE è stata disegnata l’Alleanza #CEOPorLaDiversidad, attraverso la quale si vuole coinvolgere in queste strategie e politiche i CEO di alcune tra le principali imprese in Spagna per accelerarne lo sviluppo e l’implementazione.

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Il Programma Autonomy di FCA avvicina le scuole allo sport adattato e alla mobilità

Il Programma Autonomy di FCA avvicina le scuole allo sport adattato e alla mobilità

FCA Autonomy è il programma di mobilità di FCA Group che permette alle persone con disabilità motrice, sensoriale o intellettiva di muoversi in totale autonomia e libertà con i veicoli di tutte le marche del gruppo. Di fatto, FCA è l’unica impresa del settore dell’automozione a livello mondiale che offre, da 25 anni a questa parte, un programma specifico dedicato alla disabilità.

Lo scorso venerdì 11 ottobre FCA Spain, in collaborazione con la Federación Española de Deportes de Personas con Discapacidad Física ((http://www.feddf.es/), ha avvicinato i più giovani allo sport adattato e alla mobilità, attraverso l’organizzazione di una giornata nella quale sono state organizzate diverse attività sportive adattate per gli alunni del Colegio Patrocinio San José di Madrid. L’obiettivo di questa giornata è quello di sensibilizzare i giovani studenti sulle barriere e le difficoltà che affrontano le persone con disabilità nel loro quotidiano e sulla loro integrazione nella società attraverso lo sport.

Durante la giornata, tutti gli alunni delle classi 5º e 6ª di educazione primaria (oltre 200 bambini e bambine) hanno potuto praticare fino a cinque modalità sportive nelle stesse condizioni degli sportivi con disabilità: handbike, pallacanestro, pallavolo, slalom e calcio.

L’Atleta paraolimpica e ambasciatrice del programma Autonomy, Sara Andrés Barrio, è stata presente durante l’intera giornata, trovando spazio nella sua fitta agenda di competizioni e allenamenti preparatori per la classificazione ai prossimi Giochi Paraolimpici di Tokio  2020, mentre il pilota e anch’egli ambasciatore di FCA Autonomy, Albert Llovera, ha parlato ai presenti attraverso un video inviato durante la sua permanenza in Marocco, dove si sta preparando per partecipare al prossimo Rally Dakar, con un camion IVECO adattato, ed ha messo a disposizione della giornata la sua Abarth Grande Punto di Rally affinché i giovani studenti potessero vedere da vicino una macchina da corse adattata.

Anche altri atleti della FEDDF, insieme a Jesús Fernández, presidente della Federación Asturiana e schermitore paraolimpico nei Giochi paraolimpici di Atene 2004, hanno preso parte alla giornata e hanno accompagnato i piccoli nella pratica delle diverse discipline sportive.

Attraverso il seguente link è possibile vedere il video dell’evento:

http://www.fcautonomy.es/2019/10/14/programa-autonomy-fca-deporte-adaptado-y-la-movilidad-colegios/

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Obiettivo: chiudere il cerchio

Obiettivo: chiudere il cerchio

Gli avvocati Francesco Rotondi e Giulia Leardi, dello studio legale LabLaw di Milano, socio collaboratore della CCIS, offrono interessanti dati e spunti di riflessione riguardanti una delle tematiche più attuali e rilevanti: la necessità di accelerare il passaggio dall’economia lineare all’economia circolare. Da una parte, un’economia di mercato non più sostenibile, basata sull’estrazione di materie prime, sulla produzione ed il consumo di massa e sullo smaltimento degli scarti una volta raggiunta la fine della vita del prodotto; dall’altra una vera e propria rivoluzione sostenibile, che ridefinisce processi produttivi e servizi, re-immette le risorse nel ciclo di produzione, generando opportunità economiche e benefici per l’ambiente e la società.

L’economia circolare rappresenta una straordinaria occasione per compiere l’auspicata rivoluzione nell’ottimizzazione dell’uso di risorse naturali ed anche umane.

Questa diversa forma di economia, infatti, contribuisce oltre che alla crescita economica e alla competitività su scala internazionale anche ad un’importante modifica a livello occupazionale.

L’International Labour Organization (ILO) in un recente rapporto stima, ad esempio, una crescita globale dell’occupazione dello 0,1% (circa 6 milioni di posti di lavoro) entro il 2030 in virtù dello sviluppo dell’economia circolare. Si tratta di stime nette che sono le risultanze di nuovi lavori e di lavori che diminuiranno.

E’, infatti, previsto anche un calo di circa 28 milioni di posti di lavoro nel settore della manifattura legata alla produzione di ferro e acciaio o 20 milioni di posti di lavoro nell’ambito dell’estrazione di rame.

Allo stesso tempo ci si aspetta una crescita di circa 31 milioni di posti di lavoro nelle imprese che riprocessano l’acciaio vecchio per renderlo nuovamente utilizzabile e 14 milioni di posti di lavoro nel settore della produzione di elettricità con pannelli solari ed altre fonti di energia alternativa.

Si avrà una crescita anche nel settore del commercio all’ingrosso (14 milioni), della vendita, manutenzione e riparazione di motoveicoli, parti di motoveicoli, motocicli e loro parti e accessori (4,7milioni), attività di rilavorazione del legno usato in legno nuovo (5 milioni) e della ricerca e sviluppo (3,5 milioni).

Ad oggi in Italia si stimano circa 510mila persone occupate nei settori del riciclo, della riparazione e del riutilizzo.

Davanti a queste previsioni siamo costretti a queste fondamentali considerazioni. Abbiamo del tempo per adeguarci e passare dall’attuale paradigma produttivo a quello previsto dall’economia circolare, ma non possiamo ignorare che tale passaggio comporti anche delle perdite e dei rischi che devono essere gestite.

Non è la prima sfida “occupazionale” che ci troviamo ad affrontare, ma certamente è la più importante poiché è ad ampio impatto.

Il tema vero è se anche questa volta verremo travolti dagli eventi, oppure riusciremo a gestirli.

Sul punto ci siamo confrontati anche con Francesco Zonin, Executive Vice President di una delle case vinicole più famose al mondo, ZONIN1821, che ci ha riportato la sua opinione.

“Siamo arrivati ad un punto in cui abbiamo l’obbligo di rivedere il nostro stile di vita ed il relativo impatto sull’ambiente.

Abbiamo capito che le risorse sono finite, ma abbiamo ancora una economia fortemente basata su un concetto di risorse infinite.

Il mio campo è quello agricolo, e lì si impara naturalmente che più si rispettano le risorse, e più si riciclano, migliore sarà il conto economico di lungo periodo, incluso il costo ambientale.

Auspico per certi versi un ritorno al passato, nel quale veniva consegnato il latte a domicilio in bottiglie di vetro. Se partiamo da questo banalissimo esempio, è chiaro che ci sarà una migrazione per molti posti di lavoro. Perderemo addetti alla produzione di plastica e tetrapack, per recuperarne si spera altrettanti nel mondo del delivery e riciclaggio delle risorse. Se è vero che un sacchetto di plastica ha una vita media di 12 minuti ma viene smaltito in più di 200 anni (ne ricicliamo il 5%), il problema è presto chiaro. Una delle industrie a maggiore occupazione, l’industria dell’auto, avrà un grandissimo impatto in ambito occupazionale, ma non possiamo nemmeno pensare di poter continuare a cambiare auto ogni 2/3 anni, soprattutto quando l’uso quotidiano nella maggior parte dei casi è praticamente nullo. Se pensiamo alla rivoluzione tecnologica degli ultimi decenni e alle nuove opportunità di lavoro che questa ha creato, possiamo ipotizzare una ancor più grande rivoluzione nei prossimi decenni in ambiti molto più ampi e “storici”. Avremo bisogno di programmare una “rivoluzione del lavoro”, durante la quale vedremo diminuire drasticamente livelli occupazionali in alcuni ambiti per crearne altrettanti legati ad attività che riguardino la parte finale dell’economia circolare, il riutilizzo delle risorse. Sara un passaggio fondamentale, tanto quanto la rivoluzione industriale. Dobbiamo riallineare l’economia al pianeta, ma la sfida più difficile sarà riallineare il mercato del lavoro ad una nuova economia sostenibile nel lungo termine, necessariamente circolare”.

Avv.to Francesco Rotondi, Avv.to Giulia Leardi – Lablaw Studio Legale

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Talentoo, partecipante al programma Lanzadera 2019 di Juan Roig, apre una nuova sede a Valencia

Talentoo, partecipante al programma Lanzadera 2019 di Juan Roig, apre una nuova sede a Valencia

È stato appena lanciato un nuovo programma di Lanzadera, l’acceleratore di Juan Roig, fondatore di Mercadona, con 40 nuove startup partecipanti.

Tra queste, quest’anno si trova Talentoo, la piattaforma di selezione di personale B2B, socia della Camera di Commercio e Industria Italiana per la Spagna, che è stata scelta per questa nuova edizione.

Si tratta di una nuova tappa per l’impresa, che ha concluso il programa di accelerazioen di Estrella galicia, TheHop, a conferma della forte crescita edella propria attività registrata negli ultimi mesi.

La startup di selezione di talenti, con oltre 1.100 utenti registrati, ampia pertanto il suo staff e la propria centrale di operazioni, con nuove contrattazioni e l’implementazione di una sede nella Comunità Valenciana, con l’obiettivo di espandere il suo innovativo modello di selezione del personale.

Nuova sede Talentoo nella Comunità Valenciana:
La Marina de València, Muelle de la Aduana s/n. Edificio Lanzadera; 46024 – Valencia

Per maggiori informazioni: www.talentoo.net

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Aldo Olcese, Presidente di Fincorp e Consigliere CCIS, nominato Vicepresidente della RAED

Aldo Olcese, Presidente di Fincorp e Consigliere CCIS, nominato Vicepresidente della RAED

Lo scorso 4 giugno, il Presidente di Fincorp e Consigliere della Camera di Commercio e Industria Italiana per la Spagna (CCIS), Aldo Olcese, è stato nominato Vicepresidente della Real Academia de Doctores (RAED), organismo di diritto pubblico, che ha come obiettivo la ricerca, studio, sviluppo ed estensione della conoscenza nel suo significato più ampio. Si tratta di un punto di riferimento intellettuale in Europa, considerato anche che, tra i propri accademici, accoglie 20 premi Nobel.

Olcese, Dottore in Economia ed accademico di numero di Scienze Economiche e Finanziarie dal 2001, è un importante referente in tema di Responsabilità Sociale Corporativa (RSC) ed un pioniere in Spagna nella difesa del capitalismo umanista, inteso come la ricerca del bene generale dall’interesse privato.

Durante la sua carriera professionale ed accademica, è stato insignito con numerosi premi e decorazioni, tra queste la Gran Cruz del Mérito Civil de España e la distinzione di Commendatore nell’ordine del Trono del Marrocco, il Merito Civile del Lussemburgo ed il Merito della Repubblica Italiana.

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Easy riders…not so easy!

Easy riders…not so easy!

Nell’articolo redatto dagli avvocati Francesco Rotondi e Giulia Leardi, dello studio legale assciato LabLaw, viene trattato un tema interessante relativo al fenomeno dei food delivers e la necessità di una normativa che prenda in considerazione le esigenze delle nuove figure professionali sorte in seguito all’affermarsi di alcune importanti piattaforme online di food delivery.

L’attuale dibattito giuridico che coinvolge l’ormai nota figura lavorativa dei “riders” è tutt’altro che semplice e di pronta soluzione.

Un rider va “dove lo porta l’ordine” ed il suo “datore di lavoro” non è il proprietario di un ristorante, di un fast food o di una pizzeria, ma una piattaforma online di food delivery.

Deliveroo, Glovo, Uber Eats, solo per fare qualche esempio, grazie a questo non più tanto piccolo esercito su due ruote, riescono a garantire consegne 24 ore su 24 di qualsiasi tipo di cibo e si garantiscono un giro di milioni di euro.

Per i riders il confine tra subordinazione ed autonomia sfuma e perde la sua più netta, rigida ed anacronistica caratterizzazione, generando una nuova ibrida “zona grigia” su cui è intervenuta e sta ancora intervenendo la Giurisprudenza che affannosamente, e alle volte in modo contradditorio, tenta di qualificare il lavoro svolto da uno dei simboli della “gig economy”.

Mentre in Spagna (a Valencia Madrid e Barcellona) i riders sono attualmente considerati dai Tribunali come dei lavoratori autonomi, l’Italia – con la sentenza del Tribunale di Torino[1] ha, in un primo momento, definito come autonomi i cinque lavoratori che avevano fatto causa a Foodora, stabilendo che essi non fossero dei dipendenti della società e negando l’esistenza di un rapporto subordinato, in quanto non erano costretti dalla piattaforma digitale a fare le consegne.

Successivamente, la Corte d’Appello di Torino[2] ha ricondotto il loro lavoro alla ibrida figura della cd. “etero-organizzazione” di cui all’art. 2 D.Lgs. 81/2015 [3], appurando che benchè le modalità di svolgimento della prestazione fossero, indubbiamente, organizzate dalla committente quanto ai tempi e ai luoghi di lavoro, in base ad una turnistica stabilita dalla società, su zone di servizio determinate dalla committente, ad indirizzi di consegna comunicati tramite app, con tempi di consegna predeterminati, il rapporto di collaborazione restava tecnicamente e giuridicamente “autonomo”. Cosicché decidendo che, nonostante tale autonomia, per quel che riguarda sicurezza, retribuzione, inquadramento professionale, orario, ferie e previdenza, il rapporto di questi cinque riders con Foodora deve beneficiare delle norme del lavoro subordinato (ex art.  2, comma 1, D.Lgs. 81/2015) e riconoscendo loro la retribuzione diretta, indiretta e differita stabilita per i dipendenti del V livello del CCNL Logistica Trasporto Merci, dove sono infatti inquadrati i fattorini addetti alle aziende di consegne.

Tale sentenza, per la verità, non segna alcun passo in avanti, né avrebbe potuto farlo, poiché essa riflette quanto contenuto in una legge già esistente, ma non pensata ed obsoleta in relazione a questo tipo di attività.

Il tentativo classificatorio effettuato dalla Giurisprudenza italiana lascia il tempo che trova e l’unica vera soluzione auspicabile deve essere una nuova normativa che sia al passo con queste nuove professioni.

A nulla è valso neppure il tentativo effettuato dai Sindacati di introdurre la figura del rider nel CCNL (Contratto Collettivo Nazionale Lavoro) Logista e Trasporti, identificandolo e trattandolo come un lavoratore subordinato.

Benché il Parlamento italiano non se ne sia ancora occupato, un tentativo è stato posto in essere dalla Regione Lazio, una delle venti Regioni in cui è suddivisa l’Italia e in cui è collocata la capitale Roma, che con Legge Regionale del 12 aprile 2019, n. 4 ha delineato la prima norma in Italia a tutela, in generale, del cd. “lavoro digitale” (benché sulla stessa si siano scatenate una serie di polemiche e di dubbi sulla sua costituzionalità rispetto ai limiti e ripartizioni di competenza di cui all’art. 117 Costituzione italiana tra la potestà legislativa dello Stato e delle Regioni).

La Legge Regionale scientemente tralascia di definire qualsivoglia qualificazione giuridica (in termini di autonomia o subordinazione) della fattispecie contrattuale di riferimento per il lavoro digitale, limitandosi ad enunciare uno schema di tutele per i lavoratori ai quali si applicherebbe (in caso di infortunio sul lavoro e malattie professionali, assicurando la formazione in materia di sicurezza, disponendo a carico delle piattaforme l’assicurazione per infortuni, danni a terzi e spese di manutenzione per i mezzi di lavoro, introducendo norme sulla maternità e sulla previdenza sociale, ribadendo il rifiuto del compenso a cottimo, ed infine, introducendo anche  un’indennità di prenotazione nel caso in cui il mancato svolgimento dell’attività di servizio non dipenda dalla volontà del lavoratore).

Ad ulteriore dimostrazione dell’attenzione trasversale rivolta al fenomeno del “lavoro digitale”, deve segnalarsi come la norma regionale sia intervenuta solo qualche giorno prima di una ulteriore significativa presa di posizione del Parlamento Europeo che, in data 16 aprile 2019, ha approvato una delibera in vista dell’adozione di una direttiva relativa a “condizioni di lavoro trasparenti e prevedibili nell’Unione Europea”.

Essa ha stabilito i c.d. “diritti minimi” per tutti i lavoratori dell’Unione che hanno “un contratto di lavoro o un rapporto di lavoro” quale definito dal diritto di ciascuno Stato membro e caratterizzato da un tempo di lavoro effettivo di durata superiore “a una media di tre ore a settimana in un periodo di riferimento di quattro settimane consecutive”.

In definitiva, occorre al più presto trovare un nuovo contratto di lavoro per l’economia digitale, con cui prendere coscienza dello scenario economico e produttivo del mondo del lavoro di oggi, sforzandosi di comprendere i profondi cambiamenti degli ultimi anni.

Fonte: LABLAW – Avv. Francesco Rotondi, Avv. Giulia Leardi


[1] Sentenza n. 778/2018 pubblicata in data 7 maggio 2018.

[2] Sentenza n. 26/2019 pubblicata in data 11 gennaio 2019.

[3] Art. 2, comma 1, D.Lgs. 81/2015: “A far data dal 1° gennaio 2016, si applica la disciplina del rapporto di lavoro subordinato anche ai rapporti di collaborazione che si concretano in prestazioni di lavoro esclusivamente personali, continuative e le cui modalità di esecuzione sono organizzate dal committente anche con riferimento ai tempi e al luogo di lavoro”;

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