La solidità dell’internazionalizzazione dell’economia spagnola migliora del 6,2%

La solidità dell’internazionalizzazione dell’economia spagnola migliora del 6,2%

La solidità dell’internazionalizzazione dell’economia spagnola è migliorata del 6,2% nel 2018, secondo l’ultimo rilevamento dell’Indice di Solidità dell’Internazionalizzazione (ISI), elaborato da AMEC, l’associazione delle imprese industriali internazionalizzate, che valuta un insieme di 19 indicatori.

Il valore dell’indice è di 7,26 punti su 10. La crescita delle imprese esportatrici regolari ha influito chiaramente sulla crescita del’indice. In particolare, un terzo della crescita del’ISI si deve all’incremento dell’indicatore della Base Esportatrice (% di imprese esportatrici regolari/% imprese totali). Le imprese spagnole hanno ottenuto un comportamento migliore rispetto all’insieme dell’Unione Europea.

L’incremento del protezionismo e delle barriere all’esportazione, aspetti che hanno avuto ripercussioni negative sull’evoluzione dell’indice, hanno comunque avuto anche effetti positivi: è cresciuta infatti l’installazione di imprese all’estero, con un conseguente aumento degli investimenti spagnoli nel mondo.

L’ISI, indice creato da AMEC nel 2015 e che viene attualizzato ogni anno, ha come obiettivo misurare in maniera sintetica la forza e la robustezza dell’internazionalizzazione ed osservare l’evoluzione della stessa… in precedenza l’internazionalizzazione era stata misurata in maniera separata a partire da aspetti come il volume di esportazioni, la diversificazione delle destinazioni, il numero di imprese esportatrici o il livello tecnologico delle esportazioni.

Tuttavia mancava una visione globale, un indice sistemico. In questo modo, l’ISI prende in considerazione un ttotale di 19 indicatori, come il numero di imprese esportatrici regolari e di quelle installate all’estero, la concrentrazione settoriale delle esportazioni, le PMI esprtatrici, la variazione delle esportazioni, il peso delle stesse nel PIL, la quota dell’export mondiale, gli investimenti all’estero e gli investimenti stranieri, la diversificazione geografica dell’export e degli investimenti, il livello tecnologico delle esportazioni, la variazione dei prezzi delle stesse, la presenza nelle catene globali di valore, gli strumenti finanziari per l’internazionalizzazione, gli stabilimenti all’estero, il budget pubblico per l’internazionalizzazione e le barriere all’export.

Fonte: Moneda Única – AMEC

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L’export agroalimentare spagnolo è cresciuto del 97,3% negli ultimi 10 anni

L’export agroalimentare spagnolo è cresciuto del 97,3% negli ultimi 10 anni

Il Ministero spagnolo di Agricoltura, Pesca e Alimentazione ha pubblicato il report annuale di Commercio Estero 2018, un’analisi dettagliata della situazione attuale del commercio estero del settore agroalimentare. La pubblicazione mette in evidenza l’incremento dell’export agroalimentare, che ha raggiunto nel 2018 i 50.349 milioni di euro, con un aumento dello 0,6% rispetto al 2017. A sua volta, le importazioni hanno raggiunto i 38.364 milioni di euro, anche in questo caso con un incremento interannuale dello 0,6%, per un saldo positivo di 11.984 milioni, con un lieve aumento dello 0,3% rispetto al periodo precedente.

L’export agroalimentario contribuisce per il 17,7% al totale dellle esportazioni spagnole. La Spagna è al quarto posto come paese esportatore della UE nell’ambito del settore agroalimentare, con una quota dell’8,8%, leggermente superiore a quella del 2017 e superata solo dai Paesi Bassi, dalla Germania e dalla Francia. L’industria dell’alimentazione e delle bevande, che comprende i comparti dell’alimentare, dell’agrario e della pesca trasformati, ha esportato il 59,4% del totale del settore, per un valore di 29.931 milioni di euro, lo 0,2% in meno rispetto al 2017.

Il report riporta anche un’analisi del commercio estero del paese iberico durante il decennio 2009 – 2018, dal quale si deduce che l’export agroalimentare è cresciuto del 97,3% negli ultimi 10 anni.

L’UE – 28 continua ad aessere la principale destinazione delle esportazioni agroalimentarie spagnole, con una quota del 73%. Il valore esportato ha raggiunto la cifra di 36.901 milioni di euro, per un incremento interannuale dello 0,2%.

Il primo partner commerciale è stata la Francia – con il 22,3% della quota delle esportazioni ed il 26,9% di quella delle importazioni – seguita dalla Germania e dall’Italia. Quest’ultima riceve il 13,9 % della quota dell’export agroalimentare spagnolo e contribuisce per il l’8,0 all’import.

Rispetto ai paesi terzi, le esportazioni sono aumentate dell’1,4% in termini di valore. Le principali destinazioni sono state gli USA, la Cina, il Giappone, la Svizzera ed il Marocco. In materia di esportazioni a paesi terzi, continua la diversificazione delle destinazioni, soprattutto nel commercio con l’Asia, dove quattro paesi (Cina, Giappone, Sud Corea e Hong Kong) rappresentano già il 22% dell’export a questo gruppo di paesi.

È posibile scaricare il report attraverso questo link.

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L’export spagnolo supera 95 miliardi di euro nei primi 4 mesi dell’anno

L’export spagnolo supera 95 miliardi di euro nei primi 4 mesi dell’anno

Le esportazioni spagnole hanno raggiunto il valore di 95.778 milioni di euro nel periodo compreso tra gennaio e aprile 2019, aumentando dello 0,9% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, secondo i dati sul commercio estero dichiaratida Aduanas. D’altro canto, le importazioni sono cresciute dell’1,9%, per un valore di 106.847 milioni di euro.

Il tasso di copertura si è posizionato all’89,6% ed il saldo commerciale di primi quattro mesi dell’anno mostra un disavanzo di 11.069 milioni di euro, il 10,9% in più rispetto a quello registrato nello stesso periodo dell’anno precedente.

In termini di volume, le esportazioni si sono ridotte dell’1,0% dal momento che i prezzi, approssimati per gli Indici di Valore Unitario, sono aumentati dell’1,9%. Le importazioni sono diminuite dello 0,6% a fronte di una crescita dei pressi del 2,5%.

Il saldo non energetico ha registrato un deficit di 3.088 milioni di euro ed è più che raddoppiato rispetto alla cifra registrata l’anno precedente. D’altro canto, il deficit energetico è diminuito del 7,1% fino ai 7.981 milioni di euro.

Tra i principali settori, sono cresciute le esportazioni di beni strumentali (+4,6% interannuale), Alimentazione, Bevande e Tabacco (4,5%) e prodotti chimici (4,4%) mentre sono diminuite quelle del settore automobilistico del 6,9%.

Relativamente alle importazioni , sono crescite nei settori dei beni strumentali (5,5% interannuale), prodotti chimici (5,7%) e comparto automobilistico (0,1%), mentre sono diminuite quelle dei prodotti energetici (-4,2%).

L’export diretto all’Unione Europea è cresciuto dello 0,6% nei primi quattro mesi dell’anno. Le vendite alla zona euro hanno registrato una flessione dello 0,1%, mentre quelle destinate al resto dell’UE sono cresciute del 3,3%.

L’aumento è stato maggiore nelle vendite ai paesi terzi, cresciute dell’1,6% in questo periodo, con un incremento del’export nel Nord America (13,6%), Africa (6,5%) e Asia escluso il Medio Oriente (5,2%). Al contrario, sono diminuite quelle dirette nell’Oceania (-18,8%), Medio Oriente (-13,7%) e America Latina (-3,7%).

Fonte: Moneda Única

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Spagna: cresce la spesa del turismo interno

Spagna: cresce la spesa del turismo interno

La spesa dei turisti spagnoli cresce del 4,4% nel primo trimestre dell’anno, con una cifra totale che ha raggiunto gli 8.317 milioni di euro. Da gennaio a marzo, i residente in Spagna hanno realizzato 41,8 milioni di viaggi – il 90,4% dei quali all’interno del territorio nazionale-, il 2,8% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

I dati, pubblicati nella Encuesta de Turismo de Residentes (FAMILITUR), elabrati dall’Instituto Nacional de Estadística – INE-, indicano che il motivo principale degli spostamenti continuano ad essere i viaggi per vacanze e tempo libero (44,5% del totale, +6,6% rispetto all’anno scorso).

Relativamente alla spesa, nei viaggi con destinazioni nazionali è cresciuta del 5,1% in termini interannuali, mentre in quelli all’estero del 3,1%. La spesa media giornaliera si è attestata sui 53 euro per i viaggi interni e sui 107 per quelli all’estero.

Per quanto riguarda le destinazioni interne preferite dai viaggiatori residenti, l’Andalusia è al primo posto con il 17,1% dei totale delle preferenze, seguita dalla Catalogna (13,1%), la Comunità Valenciana e Castilla e León (8,9% per entrambe).

Bilancio del turismo interno nel 2018

Secondo i dati provvisori pubblicati dall’INE, nel 2018 i residenti in Spagna hanno realizzato un totale di 197,5 milioni di viaggi, il 2% in più rispetto al 2017. I pernottamenti hanno raggiunto gli 801,9 milioni, cifra simile a quella dell’anno precedente. La spesa invece è cresciuta del 6,5% fino a raggiungere un nuovo record di 47.087,9 milini di euro.

Il 90,2% dei viaggi ha avuto come destinazione principale la Spagna ed il restante 9,8% l’estero. i viaggi interni hanno accumulato l’81,0% dei pernottamenti ed il 65,8% della spesa totale., con una spesa media giornaliera di 48 euro.

Al contrario, i viaggi all’estero hanno accumulato il 19,0% dei pernottamenti ed il 34,2% della spesa totale, con una spesa media giornaliera di 106 euro. I principali motivi dei viaggi realizzati sono stati le vacanze-tempo libero(51,0% del totale) e la visita a familiari e amici (35,7%).

L’Andalusia è stata la destinazione più visitata nel 2018 con il 16,6% del totale dei viaggi, seguita dalla Catalogna (12,8%) e la Comunità Valenciana (9,9%). Le spese medie giornaliere più alte sono state registrate nei viaggi alle Isole Baleari (75 euro), Comunità di Madrid (74 euro) e alle Canarie (68 euro).

Fonte: diariogastronomia.com

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Aiuti per nuove attività R+S da parte di imprese a capitale straniero in Spagna

Aiuti per nuove attività R+S da parte di imprese a capitale straniero in Spagna

Lo scorso 20 giugno è stata pubblicata nel BOE (Boletín Oficial del Estado), la call 2019 del “Programma di Investimenti di imprese straniere per attività di R+S”, che si avvale di una dotazione di 2 milioni di euro ed il cui termine per la richiesta rimarrà aperto fino al 22 luglio prossimo. Si tratta della prima call pubblicata nelll’ambito delle nuove basi regolatrici, dopo un rigoroso processo di adattamento del programma alla Ley General de Subvenciones.

Gli aiuti sono destinati a promuovere nuove attività di R+S da parte di imprese a capitale straniero che sono già stabilite in Spagna o che prevedono di installarsi nel paese. L’obiettivo è l’attrazione di progetti greenfield ad alto contenuto tecnologico, oltre al consolidamento di centri d’eccellenza di grandi imprese straniere stabilite in Spagna.

Come negli anni precedenti, le prinipali caratteristiche del programma sono:

Cosa offre? Auiti a fondo perduto

Per che cosa? Nuovi progetti di R+S

Quanto? Auti fino a un massimo di 200.000 € per impresa (Normativa de Minimis), nella quale la quantità dell’aiuto rappresenta una % del’investimento totale.

A chi si rivolge? Imprese a capitale straniero, sia quelle già stabilite in Spagna che quelle greenfield che prevedono di stabilirsi nel paese.

Come? Con un procedimento di concorrenza competitiva nel quale le richieste verranno valutate sulla base dei criteri di valutazione indicati nella call.

Dove? Ad essere cofinanziato con fondi FEDER i progetti dovranno svilupparsi in Estremadura, Galizia, Murcia, Castilla la Mancha o nelle Isole Canarie.

Quando? I termini per presentare la riciesta sono aperti fino al 22 luglio. Gli investimenti dovranno essere realizzati entro il 31 dicembre 2019.

Per maggiori informazioni sugl programma di aiuti si rimanda alle web di ICEX e Invest in Spain:

– Spagnolo: Convocatoria 2019

–  Inglese: Call 2019

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Easy riders…not so easy!

Easy riders…not so easy!

Nell’articolo redatto dagli avvocati Francesco Rotondi e Giulia Leardi, dello studio legale assciato LabLaw, viene trattato un tema interessante relativo al fenomeno dei food delivers e la necessità di una normativa che prenda in considerazione le esigenze delle nuove figure professionali sorte in seguito all’affermarsi di alcune importanti piattaforme online di food delivery.

L’attuale dibattito giuridico che coinvolge l’ormai nota figura lavorativa dei “riders” è tutt’altro che semplice e di pronta soluzione.

Un rider va “dove lo porta l’ordine” ed il suo “datore di lavoro” non è il proprietario di un ristorante, di un fast food o di una pizzeria, ma una piattaforma online di food delivery.

Deliveroo, Glovo, Uber Eats, solo per fare qualche esempio, grazie a questo non più tanto piccolo esercito su due ruote, riescono a garantire consegne 24 ore su 24 di qualsiasi tipo di cibo e si garantiscono un giro di milioni di euro.

Per i riders il confine tra subordinazione ed autonomia sfuma e perde la sua più netta, rigida ed anacronistica caratterizzazione, generando una nuova ibrida “zona grigia” su cui è intervenuta e sta ancora intervenendo la Giurisprudenza che affannosamente, e alle volte in modo contradditorio, tenta di qualificare il lavoro svolto da uno dei simboli della “gig economy”.

Mentre in Spagna (a Valencia Madrid e Barcellona) i riders sono attualmente considerati dai Tribunali come dei lavoratori autonomi, l’Italia – con la sentenza del Tribunale di Torino[1] ha, in un primo momento, definito come autonomi i cinque lavoratori che avevano fatto causa a Foodora, stabilendo che essi non fossero dei dipendenti della società e negando l’esistenza di un rapporto subordinato, in quanto non erano costretti dalla piattaforma digitale a fare le consegne.

Successivamente, la Corte d’Appello di Torino[2] ha ricondotto il loro lavoro alla ibrida figura della cd. “etero-organizzazione” di cui all’art. 2 D.Lgs. 81/2015 [3], appurando che benchè le modalità di svolgimento della prestazione fossero, indubbiamente, organizzate dalla committente quanto ai tempi e ai luoghi di lavoro, in base ad una turnistica stabilita dalla società, su zone di servizio determinate dalla committente, ad indirizzi di consegna comunicati tramite app, con tempi di consegna predeterminati, il rapporto di collaborazione restava tecnicamente e giuridicamente “autonomo”. Cosicché decidendo che, nonostante tale autonomia, per quel che riguarda sicurezza, retribuzione, inquadramento professionale, orario, ferie e previdenza, il rapporto di questi cinque riders con Foodora deve beneficiare delle norme del lavoro subordinato (ex art.  2, comma 1, D.Lgs. 81/2015) e riconoscendo loro la retribuzione diretta, indiretta e differita stabilita per i dipendenti del V livello del CCNL Logistica Trasporto Merci, dove sono infatti inquadrati i fattorini addetti alle aziende di consegne.

Tale sentenza, per la verità, non segna alcun passo in avanti, né avrebbe potuto farlo, poiché essa riflette quanto contenuto in una legge già esistente, ma non pensata ed obsoleta in relazione a questo tipo di attività.

Il tentativo classificatorio effettuato dalla Giurisprudenza italiana lascia il tempo che trova e l’unica vera soluzione auspicabile deve essere una nuova normativa che sia al passo con queste nuove professioni.

A nulla è valso neppure il tentativo effettuato dai Sindacati di introdurre la figura del rider nel CCNL (Contratto Collettivo Nazionale Lavoro) Logista e Trasporti, identificandolo e trattandolo come un lavoratore subordinato.

Benché il Parlamento italiano non se ne sia ancora occupato, un tentativo è stato posto in essere dalla Regione Lazio, una delle venti Regioni in cui è suddivisa l’Italia e in cui è collocata la capitale Roma, che con Legge Regionale del 12 aprile 2019, n. 4 ha delineato la prima norma in Italia a tutela, in generale, del cd. “lavoro digitale” (benché sulla stessa si siano scatenate una serie di polemiche e di dubbi sulla sua costituzionalità rispetto ai limiti e ripartizioni di competenza di cui all’art. 117 Costituzione italiana tra la potestà legislativa dello Stato e delle Regioni).

La Legge Regionale scientemente tralascia di definire qualsivoglia qualificazione giuridica (in termini di autonomia o subordinazione) della fattispecie contrattuale di riferimento per il lavoro digitale, limitandosi ad enunciare uno schema di tutele per i lavoratori ai quali si applicherebbe (in caso di infortunio sul lavoro e malattie professionali, assicurando la formazione in materia di sicurezza, disponendo a carico delle piattaforme l’assicurazione per infortuni, danni a terzi e spese di manutenzione per i mezzi di lavoro, introducendo norme sulla maternità e sulla previdenza sociale, ribadendo il rifiuto del compenso a cottimo, ed infine, introducendo anche  un’indennità di prenotazione nel caso in cui il mancato svolgimento dell’attività di servizio non dipenda dalla volontà del lavoratore).

Ad ulteriore dimostrazione dell’attenzione trasversale rivolta al fenomeno del “lavoro digitale”, deve segnalarsi come la norma regionale sia intervenuta solo qualche giorno prima di una ulteriore significativa presa di posizione del Parlamento Europeo che, in data 16 aprile 2019, ha approvato una delibera in vista dell’adozione di una direttiva relativa a “condizioni di lavoro trasparenti e prevedibili nell’Unione Europea”.

Essa ha stabilito i c.d. “diritti minimi” per tutti i lavoratori dell’Unione che hanno “un contratto di lavoro o un rapporto di lavoro” quale definito dal diritto di ciascuno Stato membro e caratterizzato da un tempo di lavoro effettivo di durata superiore “a una media di tre ore a settimana in un periodo di riferimento di quattro settimane consecutive”.

In definitiva, occorre al più presto trovare un nuovo contratto di lavoro per l’economia digitale, con cui prendere coscienza dello scenario economico e produttivo del mondo del lavoro di oggi, sforzandosi di comprendere i profondi cambiamenti degli ultimi anni.

Fonte: LABLAW – Avv. Francesco Rotondi, Avv. Giulia Leardi


[1] Sentenza n. 778/2018 pubblicata in data 7 maggio 2018.

[2] Sentenza n. 26/2019 pubblicata in data 11 gennaio 2019.

[3] Art. 2, comma 1, D.Lgs. 81/2015: “A far data dal 1° gennaio 2016, si applica la disciplina del rapporto di lavoro subordinato anche ai rapporti di collaborazione che si concretano in prestazioni di lavoro esclusivamente personali, continuative e le cui modalità di esecuzione sono organizzate dal committente anche con riferimento ai tempi e al luogo di lavoro”;

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Spagna: l’export del vino si mantiene al di sopra dei 2.100 milioni di euro

Spagna: l’export del vino si mantiene al di sopra dei 2.100 milioni di euro

Il valore delle esportazioni spagnole di vino ha superato per il secondo anno consecutivo la soglia dei 2.100 milioni di euro, raggiungendo la cifra di 2.116 milioni, di poco inferiore al massimo storico raggiunto nel 2017.

Si tratta della principale conclusione che si estrapola dallo studio Sectores basic “Vino”, pubblicato di recente dall’Osservatorio Settoriale DBK di INFORMA, che mette in evidenza come, nonostante questa leggera flessione in termini interannuali, nel periodo che va dal 2008 al 2018 l’export di vino del paese iberico è cresciuto di circa il 50% in  termini di valore, passando dai 1.424 milioni di euro ai citati 2.116 milioni.

Paesi di destinazione

Tra i principali paesi destinatari dell’export spagnolo di vino, quelli che hanno mantenuto un’evoluzione favorevole durante il 2018 sono stati il Portogallo, con un incremento del 31,1%, la Francia (+8,2%) e la Germania (+1,9%). Questi tre mercati, insieme al Regno Unito (-4,5%), Stati Uniti (-5,2%) e Cina (-21,6%) hanno assorbito il 56,7% di tutto il valore dell’export spagnolo di vino.

In particolare, la Germania, con il 14,6% sul totale, è il primo mercato di destinazione, seguito dalla Francia (12,7%) e dal Regno Unito (9,9%). Relativamente ai paesi extra UE, vanno segfnalati gli Stati Uniti (9,4%) e la Cina (5,3%).

Fonte: diariodegastronomia.com

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La Spagna è il terzo paese per numero di congressi organizzati

La Spagna è il terzo paese per numero di congressi organizzati

La spagna è il terzo paese al mondo per numero di congressi organizzati, secondo i dati presentati dalla International Congress and Convention Association (ICCA) e corrispondenti al 2018.

Secondo questa classifica, gli eventi organizzati nel paese iberico sono stati 595 nel 2018. Un dato che lo posiziona nel podio di questa speciale classifica, dietro gli Stati Uniti e la Germania e davanti alla Francia, il Regno Unito e l’Italia. Una leadership che conferma la capacità del paese iberico di organizzare questo tipo di eventi, grazie soprattutto al livello e la qualità delle infrastrutture e dei servizi.

Analizzando le singole città, sono due quelle spagnole a rientrare tra le prime cinque per numero di congressi organizzati. Madrid è al terzo posto, con 165 eventi congressuali nel 2018 ed un incremento del 7,8 % rispetto all’anno precedente.

La capitale spagnola è seguita da Barcellona, con 163 congressi nel 2018.

Fonte: Moneda Única

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Il franchising continua a crescere in Spagna

Il franchising continua a crescere in Spagna

Il servizio di Studi Statistici dell’ Asociación Española de Franquiciadores (AEF) ha pubblicato il report “Il Franchising in Spagna 2019”, con dati attualizzati al 31 dicembre 2018. Il dossier mette in luce come il sistema del franchising sia cresciuto per il quinto anno consecutivo, con particolare riguardo alla creazione di posti di lavoro.

Ogni anno sono sempre di più le imprese che scelgono il franchising come formula di crescita. Infatti, se alla fine del 2017 il sistema era formato da 1.348 reti, questa cifra è aumentata di 28 unità (+2%) per raggiungere le 1.376 reti alla fine del 2018.

L’insieme delle reti di franchising ha fatturato un totale di 27.707,2 milioni di euro in Spagna, con un incremento dello 0,4% rispetto ai 27.592 milioni di euro registrati nel 2017 (+115,2 milioni).

Inoltre, il numero di stabilimenti aperti ha registrato una crescita del 4%: se nel 2017 vi erano un totale di di 74.398 locali operativi, nel 2018 questa cifra ha raggiunto le 77.397 unità, (+2.999 punti vendita).

I dati positivi riguardano anche la creazione di posti di lavoro. Nel 2018 il totale degli occupati all’interno del sistema è stato di 293.872 persone, 14.921 in più rispetto al 2017, equivalenti ad un incremento del 5,3%.

Per maggiori informazioni: www.franquiciadores.com

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Spagna: aiuti per l’acquisto di macchinari agricoli

Spagna: aiuti per l’acquisto di macchinari agricoli

Il Ministero spagnolo di Agricultura, Pesca e Alimentazione ha lanciato una nuova línea di aiuti per rinnovare il parco nazionale di macchinari agricoli, il “Plan RENOVE”, con un finanziamento di 5 milioni di euro sotto forma di auti diretti all’agricoltore.

In base a questa comvocazione –pubblicata nel Boletín Oficial del Estado (BOE) del 12 aprile 2019 – si ampia la tipologia di macchinari sovvenzionati rispetto al 2018. Sono inclusi i trattori, macchine automotrici per la raccolta e determinati macchinari come attrezzature fitosanitarie, spandiconcime, seminatrici dirette, serbatoi di liquami con dispositivo di localizzazione del prodotto a terra e dispositivi di localizzazione indipendenti per l’installazione in un serbatoio in uso. L’obiettivo di questo piano è quello di venire incontro alle nuove e diverse necessità di meccanizzazione dell’agricoltura spagnola, attraverso l’acquisto di macchinari più efficenti dal punto di vista energetico, con  maggiore capacità di lavoro, più sicuri e più rispettosi nei confronti del medio ambiente.

Il piano stabilisce una scadenza per la presentazione delle domande maggiore rispetto agli anni precedenti, che  va dalla data di pubblicazione nel BOE fino al 15 settembre. In questo modo si avranno a disposizione 5 mesi per l’acquisto dei  nuovi macchinari, realizzare l’iscrizione nel Registro Oficial de Maquinaria Agrícola e presentare la richiesta.

Inoltre, il fatto di essere stato pubblicato con anticipo consentirà ai produttori di incorporare i nuovi modelli negli elenchi delle macchine idonee e di superare i test richiesti, nel caso di attrezzature per l’applicazione di prodotti fitosanitari e spandiconcime.

Per maggiori informazioni: Plan Renove 2019

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