L’export spagnolo cresce del 3,8% nei primi 10 mesi dell’anno

L’export spagnolo cresce del 3,8% nei primi 10 mesi dell’anno

L’export spagnolo è cresciuto del 3,8% nel periodo gennaio-ottobre 2018 in termini tendenziali, per un valore complessivo di 238.5776 milioni di euro. A loro volta, le importazioni hanno registrato una crescita del 6,3%, per un valore di 266.600 milioni. Il risultato è un deficit commerciale di 28.024 milioni di euro, il 33% in più rispetto a quello registrato nello stesso periodo del 2017.

In termini di volume, l’export è aumentato del lo 0,7% dal momento che i prezzi, approssimati dagli Indici di Valore Unitario, sono cresciuti del 3,1%. Le importazioni sono aumentate dell’1,9%, a fronte della crescita del 4,3% dei prezzi.

 

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Il deficit al netto dei prodotti energetici  si riduce a 7.008 milioni di euro.

Il tasso di crescita dell’export spagnolo nei primi dieci mesi dell’anno coincide con quello dell’Italia (3,8%), ma risulta inferiore a quello della Germania (4,1%), Francia (4,4%) e Regno Unito (7,9%) e a quelli della media della zona euro (5,2%) e della UE (5,3%).

Tutti i settori hanno registrato incrementi delle esportazioni. Il settore dei beni strumentali (che rappresenta il 19,7% del totale) è cresciuto dell’1,1%, quello dell’auto (15,8% del totale) è aumentato dello 0,6% e quello dell’alimentazione, bevande e tabacchi (15,9% del totale) ha registrato un incremento dello 0,4%.

Anche le importazioni sono cresciute in tutti i settori: i beni strumentali (20,5% del totale) dell’1,6%; prodotti energetici (15% del totale) del 20,2%; prodotti chimici (15,3% del totale) dell’8,6%: auto (12,6% del totale) del 3,9%.

L’export diretto all’Unione Europea (65,7% del totale) è aumentato del 3,8% nei primi dieci mesi dell’anno (stesso tasso di crescita nei confronti della zona euro).  Relativamente ai paesi terzi (destinazione del 34,5% del totoale dell’exports pagnolo), anche in questo caso il tasso di crescita delle esportazioni spagnolo si è attestato al 3,8%, con un incremento delle vendite all’Africa (+5,0%), al Nord America (4,2%), all’Asia escluso Medio Oriente (2,9%) e America Latina (0,2%). Si sono invece  registrate flessioni nelle esportazioni al Medio Oriente (-1%) e all’Oceania (-0,5%). Per paesi, da evidenziare gli aumenti delle vendite a Singapore (49,5%), Algeria (26,7%), Egitto (26%), Stati Uniti (4,2%) e Marocco (4%), mentre si sono ridotte le esportazioni al Perù (-14,5%) e agli Emirati Arabui Uniti (-12,6%) in particolare.

 

Fonte: Secretaría de Estado de Comercio

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La Spagna punta ad incrementare l’export agroalimentare in Cina

La Spagna punta ad incrementare l’export agroalimentare in Cina

In occasione della visita a Madrid del presidente della Repubblica popolare cinese, Xi Jinping, dello scorso 28 novembre, Spagna e Cina hanno sottoscritto due Protocolli sanitari per l’esportazione di uva, prodotti stagionati e carne suina spagnola nel paese asiatico.

 

Prodotti a base di carne suina

Il nuovo protocollo sulla carne suina permette alla Spagna di ampliare significativamente la gamma dei prodotti autorizzati all’export, che si estende ora alla carne fresca ed ai prodotti curati come il jamón, la paleta, il lomo, la  salsiccia ed il  chorizo.

Tra i prodotti elaborati, fino ad oggi la Spagna poteva esportare solo prosciutto disossato. Con questo nuovo protocollo si autorizza l’acceso a prodotti ad alto valore aggiunto, come il prosciutto con osso e altri prodotti stagionati, che apre grandi possibilità per l’industria della carne di accedere al più grande mercato del mondo in condizioni molto vantaggiose. Inoltre, il nuovo testo consentirà l’esportazione di carni fresche refrigerate ed aprira al paese iberico l’ingress ad una nuova nicchia di mercato con prodotti di alta qualità e maggiormente differenziati.

La Cina è di gran lunga il più grande mercato per i prodotti a base di carne suina. Consuma infatti circa il 50% del totale che si produce in tutto il mondo. Questo tipo di carne rappresenta i due terzi del consumo totale di carne nella dieta dei consumatori cinesi e, sebbene siano anche i principali produttori al mondo, costituiscono il primo mercato di importazione. Negli ultimi anni la Spagna si è convertita nel primo esportatore di maiale in Cina e il quarto esportatore di frattaglie con un totale di 373.000 tonnellate nel 2017, per un valore pari a  574 milioni di euro. Si tratta del prodotto spagnolo maggiormente esportato in Cina in termini di valore.  

 

Uva

Il protocollo relativo all’esportazione di uva da tavola permetterà di avviare le relazioni commerciali tra i due paesi per questa tipologia di frutta. Fino ad oggi la Spagna poteva esportare nel mercato cinese solo agrumi, in virtù del protocollo firmato nel 2005, otre a pesche e prugne secondo il protocollo firmato nel 2016.
Sebbene la Cina sia il principale produttore di frutta al mondo, è anche il principale consumatore e le sue importazioni sono aumentate di anno in anno. I principali esportatori di uva verso la Cina sono i paesi dell’emisfero australe, il Cile, il Perù, l’Australia e il Sudafrica, oltre agli Stati Uniti. L’interesse principale della Cina è per la frutta di alta qualità, principalmente senza semi e per nuove varietà nel mercato che possono fare la differenza con la produzione nazionale. All’uva spagnola verrà applicato un dazio del 13% e l’IVA all’11%.

 

Fonte:  diariodegrastronomia.com

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Il prezzo del vino spagnolo cresce in tre continenti

Il prezzo del vino spagnolo cresce in tre continenti

Il primo semestre del 2018 si è chiuso con una considerevole crescita del prezzo dei vini spagnoli in Asia, Africa ed America latina. In particolar modo in Asia si è assistito ad un’impennata del prezzo, aumentato quasi del 50%, passando da 1,47 a 2,15 €/litro. Un aumento più moderato si è verificato in America Latina (+25,4%m da 2,18 a 2,73 €/litro) ed in Africa (+22,3%, da 68 a 83 centesimi al litro).

 

I dati corrispondono a tre recenti rapporti pubblicati dall’Observatorio Español del Mercado del Vino (OeMv) che, inoltre, confermano che si è ridotto il volume del vino spagnolo esportato in queste tre macro-zone geografiche. Nonostante ciò, la Spagna ha fatturato meno per le vendite del vino solo in Asia, a causa soprattutto del crollo dell’export verso la Cina, primo mercato asiatico. Questa caduta riguarda soprattutto il vino sfuso, dopo la grande crescita del 2017.

 

Per quanto riguarda l’America Latina, la Spagna ha esportato una quantità di vino inferiore del 10%, ma ha fatturato il 13% in più. Il Messico è di gran lunga la prima destinazione dell’export in questa zona. Un grande semestre per il vino spagnolo si registra anche nella Repubblica Domenicana, Panama ed Ecuador. Infine, il valore del vino spagnolo è aumentato quasi del 20% in Africa, grazie all’andamento dell’export verso il Marocco, Paese che è passato da tenere scarsissima rilevanza, ad essere il primo mercato del continente. Crescono anche le esportazioni verso l’Algeria, mentre decrescono quelle verso Nigeria, Togo e Ghana.

 

Fonte: Diario de Gastronomía

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Spagna, record dell’export di prodotti agroalimentari: più di 50 miliardi di Euro

Spagna, record dell’export di prodotti agroalimentari: più di 50 miliardi di Euro

Le esportazioni spagnole di prodotti agroalimentari battono un record storico e superano per la prima volta i 50 miliardi di €. Nonostante l’Unione Europea continui ad essere la principale zona di destinazione delle esportazioni spagnole (73%), si assiste ad una sempre maggiore diversificazione dei mercati.

 

L’export spagnolo di prodotti agroalimentari ed ittici è cresciuto del 6,8% rispetto al 2016, secondo i dati raccolti nel rapporto Avance del Informe Anual de Comercio Exterior 2017, pubblicato dal Ministerio de Agricultura y Pesca, Alimentación y Medio Ambiente. Precisamente, le esportazioni hanno raggiunto quota 50,04 miliardi di Euro. Il saldo commerciale relativo a questo settore risulta essere positivo per 12,06 miliardi di € (+4,5%), considerato che le importazioni si sono attestate sui 37,98 miliardi.

 

L’export di prodotti agroalimentari ed ittici costituisce il 18,1% delle esportazioni totali spagnole. La Penisola iberica rappresenta il quarto esportatore di prodotti agroalimentari ed ittici in Europa, preceduto da Paesi Bassi, Germania e Francia.

 

Paesi di destinazione
Il primo Paese di destinazione risulta essere la Francia (8,02 miliardi di Euro e +4,7%), seguito da Germania (5,62 miliardi e +2,7%) ed Italia (5,6 e +14,3%).

 

Le esportazioni verso i Paesi extra-UE sono cresciute dell’8,3%. Il primo Paese di destinazione sono gli USA (quasi 2 miliardi e +,93%), che precedono Cina (1,48 miliardi e +3%) e Giappone (0,9 miliardi e +16,3%).

 

Settori
Per quanto riguarda i settori, sono cresciute esportazioni di carni (+9,3%), verdure (+2,2%), frutta (+0,6%), oli e grassi (+16,3%) e bevande (+6,7%).

 

Per maggiori informazioni sul rapporto del ministero spagnolo cliccare qui.

 

Fonte: Diario de Gastronomía

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Spagna, crescono le esportazioni di vino nel 2017

Spagna, crescono le esportazioni di vino nel 2017

Le esportazioni di vino spagnole sono cresciute del 7,6% in termini di valore e del 2,5% in termini di volume nel 2017. Sono stati venduti all’estero 2.284,1 milioni di litri per un valore totale di 2.847,2 milioni di Euro, ad un prezzo medio di 1,25 €/litro. In termini assoluti, sono stati esportati 54,9 milioni di litri e 202,2 milioni di Euro in più rispetto al 2016 (il prezzo medio è cresciuto di 6 centesimi/litro).

 

I dati, corrispondenti all’ultimo rapporto dell’Agencia Tributaria ed analizzati dall’Observatorio Español del Mercado del Vino (OeMV), indicano che in termini di valore cresce il fatturato di tutti i vini posati imbottigliati, così come quello degli spumenti e di tutti i vini sfusi (salvo quello dei vini sfusi DOP).

 

Anche in termini di volume crescono tutte le categorie di vini posati imbottigliati, spumanti e dei vini sfusi IGP.

 

Esportazioni spagnole di vino imbottigliato
Sono cresciute le vendite all’estero di tutte le categorie di vini posati e degli spumanti, mentre è diminuito l’export dei vini liquorosi e frizzanti. Il Regno Unito è il principale cliente delle cantine spagnole, sia in temini di volume che di valore (anche se le vendite non sono cresciute rispetto al 2016). La Germania resta in seconda posizione in termini di volume, mentre perde terreno e viene superata dagli Stati Uniti in termini di valore.

 

Esportazioni spagnole di vino sfuso
La Spagna ha fatturato 93,6 milioni di Euro in più (18,9%) rispetto al 2016 (+7,7 milioni di litri valore pari allo 0,6%; prezzo medio superiore del 18,2%). Sono stati esportati 1,26 miliardi di litri di vino, per un valore pari a 588 milioni di Euro. Sono cresciute le esportazioni di tutte le categorie di vino sfuso, salvo quelle dei vini DOP.

 

La Francia continua ad essere il principale compratore per quanto riguarda i vini spagnoli sfusi (anche se i volumi acquistati risultano essere in calo). Eccellente è risultata essere la chiusura dell’anno per Cina, Italia, Portogallo, Canada e Stati Uniti.
Fonte: Diario de Gastronomía

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Spagna: le vendite all’estero del settore automobilistico crescono nel 2016

Spagna: le vendite all’estero del settore automobilistico crescono nel 2016

Le vendite all’estero del settore automobilistico spagnolo sono cresciute del 7% nel 2016, superando i 2,4 milioni di veicoli venduti fuori dalla penisola iberica, per un importo totale di 49.400 milioni di Euro. La fatturazione globale (incluse le vendite interne) ha raggiunto i 61.900 milioni, cifra alla quale si dovrebbero aggiungere 34.000 milioni di Euro di componenti automobilistici.

 

Per il 2017 si prevede un incremento del 6,85% per quanto riguarda il numero di immatricolazioni, con 1.225.000 veicoli immatricolati, che potrebbero arrivare a quota 1.280.000 nel 2018.

 

Le buone notizie sono legate anche alla diversificazione geografica delle vendite delle auto.

 

Il surplus commerciale del settore automobilistico ha raggiunto i 18.400 milioni di Euro, essendo il comparto che ha registrato un miglior saldo commerciale nel 2016.

Fonte: monedaunica.net

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L’industria alimentare supera i livelli pre-crisi

L’industria alimentare supera i livelli pre-crisi

L’industria dell’alimentazione e delle bevande si afferma come il primo settore industriale spagnolo, raggiungendo nel 2016 il massimo storico in variabili come la produzione, l’impiego e le esportazioni.

 

Secondo il Rapporto Economico Annuale del settore correspondente al 2016 pubblicato dalla FIAB (Federación Española de Industrias de Alimentación y Bebidas ), Il valore della produzione del settore dell’alimentazione e delle bevande ha presentato una crescita nominale dell’1,3%, superando i 96.400 milioni di Euro. In termini reali, questa crescita si traduce in un aumento dell’1,8%, cifra che permette di confermare il recupero del settore, dato che sono stati superati i livelli di produzione reale pre-crisi.

 

Quasi mezzo milione di occupati, un settore che genera posti di lavoro
Un incremento record di impiegati del 3,4% fa dell’industria dell’alimentazione e delle bevande un settore strategico e stabile per quanto riguarda la creazione dei posti di lavoro. Da dicembre 2013, i dati dimostrano come il settore abbia sperimentato un’evoluzione positiva, crescendo dal punto di vista interannuale per 42 mesi consecutivi.

 

In termini di occupazione, l’industria dell’alimentazione e delle bevande ha generato nel 2016 più di 9.500 posti di lavoro, avvicinandosi alla soglia del mezzo milione di impiegati diretti totali (480.000). In questo contesto, merita sottolineare come il 37% dei posti di lavoro siano occupati da donne (+12% rispetto all’industria manifatturiera). Inoltre, l’industria ha continuato a scommettere sul talento giovanile, promovendo l’occupazione dei minori di 30 anni. Il tasso di occupazione dei giovani in questa fascia di età nel settore dell’alimentazione e delle bevande risulta essere un 14% in più rispetto alla media dell’economia spagnola.

 

Una struttura imprenditoriale più robusta
Nel 2016, la FIAB ha conservato la propria presenza nel congiunto dell’industria spagnola, registrando un aumento dell’1% del numero imprese di medie dimensioni (tra 10 e 200 lavoratori).

 

Massimo storico per quanto riguarda le esportazioni di alimenti e bevande
L’industria dell’alimentazione e delle bevande è tornata a superare i valori registrati negli scorsi anni, esportando prodotti per un valore superiore ai 27.500 milioni di Euro. Nel 2016 si è registrata una brillante crescita annuale dell’8,4%. L’attività esportatrice del settore rappresenta l’11% del totale dei beni dell’economia spagnola.
Anno dopo anno, il mercato internazionale è diventato un acceleratore di crescita per il settore. Per il 9º anno consecutivo, il settore ha sperimentato dati positivi nella sua bilancia commerciale, apportando un surplus superiore ai 7.240 milioni di Euro nel 2016 (+21% in termini annuali).

 

Risulta utile sottolineare il processo di diversificazione dei mercati del settore in questione. Nonostante una crescita annuale media del 6% negli ultimi dieci anni, la quota che rappresenta le vendite ai Paesi UE28 è passata dal 75% al 67%. È cresciuta invece quella di Paesi terzi come Cina (nel 2016, +49%), Giappone (+16%) e Stati Uniti (+20%).

 

Per quanto riguarda i prodotti, carni e derivati del maiale continuano a crescere ed a rappresentare la maggiore voce delle esportazioni (più di 4.420 milioni di Euro), seguiti dall’olio di oliva (3.366 milioni), dal pesce e sue conserve (2.905 milioni) e dal vino (2.745 milioni).

 

Fonte: Federación Española de Industrias de Alimentación y Bebidas  (FIAB)

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Diminuiscono le esportazioni spagnole di vino e cresce il prezzo medio

Diminuiscono le esportazioni spagnole di vino e cresce il prezzo medio

Le esportazioni spagnole di vino hanno registrato una diminuzione del 5,6% in termini di valore e del 14,3% in volume nel mese di aprile. È invece aumentato del 10,1% il prezzo medio.

 

Secondo gli ultimi rapporti pubblicati dall’Observatorio Español del Mercado del Vino (OeMv), fino ad aprile 2017 si sono esportati 706,3 milioni di litri (-4%) per un valore totale di 850,6 milioni di € (+4,7%) ad un prezzo medio di 1,20 € per litro (+9,1%). In termini assoluti si sono esportati 29,8 milioni di litri in meno, fatturando 38,2 milioni di Euro in più (il prezzo medio è cresciuto di 0,10 € al litro).

 

La crescita in termini di valore si spiega con il buon andamento delle esportazioni dei vini fermi imbottigliati, con IGP e senza nessuna indicazione. È cresciuto anche il valore degli spumanti. Tra i vini sfusi, si sottolinea l’aumento in termini di valore dei vini senza nessuna indicazione.

 

Esportazioni spagnole di vino imbottigliato

I vini fermi imbottigliati, insieme agli spumanti ed ai vini sfusi guidano la crescita globale in termini di valore. Tra i vini fermi imbottigliati sono i vini DOP quelli che hanno maggiore rilevanza sul risultato delle esportazioni, con 114,3 milioni di litri e 392,3 milioni di Euro, seguiti dai vini senza nessuna indicazione (che crescono dell’11,2% in termini di valore e dell’8,3% in termini di volume) e dai vini IGP imbottigliati (+5,2 in valore e +9,6 in volume). Le esportazioni di spumante sono cresciute del 28,6% in volumen e del 12,8% in valore.

 

Esportazioni spagnole di vino sfuso

I prezzi medi del vino sfuso sono cresciuti del 20,1%. La Spagna ha esportato l’11,6% in meno di vino sfuso nei primi quattro mesi del 2017, fatturando il 6,2% in più (prezzo medio +20,1%). In termini assoluti, si sono esportati quasi 51 milioni di litri in meno, mentre il fatturato è cresciuto di 10,2 milioni.

 

A partire da gennaio 2017, i vini sfusi si dividono in due gruppi: vini in recipienti tra 2 e 10 litri (bag in box) e vini in recipienti che contengono più di 10 litri. Questi ultimi rappresentano il 93,8% del valore ed il 97,7% del volume del vino sfuso esportato.

 

Per quanto riguarda i mercati di destinazione, la Francia continua ad essere il principale Paese importatore (nonostante abbia registrato una diminuzione). Dopo un 2016 negativo, il Portogallo ha recuperato la propria quota di importazioni.

 

Fonte: Diariodegastronomia.com

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Sempre più imprese spagnole esportano vino

Sempre più imprese spagnole esportano vino

Nel 2016 è aumentato dello 0,9% il numero di imprese spagnole esportatrici di vino, fino a raggiungere la quota record di 3.992 imprese. La fatturazione delle esportazioni, tuttavia, si è ridotta dello 0,5%, attestandosi sui 2.714,5 milioni di euro. La Catalogna, nel 2016, è la comunità autonoma che ha fatturato di più e che ha registrato il maggior numero di cantine esportatrici.

 

Secondo un recente rapporto elaborato dall’ICEX España Exportación e Inversiones, e recepito e commentato dall’Observatorio Español del Mercado del Vino (OeMy), nel 2016, 3.992 imprese spagnole hanno esportato vino per un valore pari a 2.714,5 milioni di euro. Rispetto al 2015, si è prodotto un aumento dello 0,9% con riferimento al numero di imprese esportatrici ed una caduta dello 0,5% per quanto riguarda i fatturati.

 

Dall’inizio del secolo, l’aumento è stato consistente: molte imprese che commercializzano vino hanno iniziato ad esportare. Dal 2000 si è assistito ad un grande aumento di imprese esportatrici di vino, che, dal 2001 al 2002, sono passate da 1.305 a 2.099 e, dal 2009 al 2011, da 3.013 a 3.602 (+19,5%). Tra il 2011 ed il 2014 è aumentato sostanzialmente il valore delle esportazioni. Nel 2012 e nel 2014 si è assistito ad una diminuzione del numero di imprese esportatrici (rispettivamente, -52 e -36), che sono tornate a crescere nel 2015, fino a raggiungere nel 2016 il maggior numero di sempre (3.992).

 

Delle 3.992 esportatrici di vino esistenti, nel 2016, 1.203 imprese hanno iniziato (o riniziato) l’attività esportatrice (30,1% del totale), mentre 2.074 (52%) hanno esportato negli ultimi 4 anni. Per quanto riguarda la segmentazione, secondo l’importo fatturato per l’esportazione di vino, osserviamo che molte imprese esportano una piccola quantità del totale. Nel 2016, il 54,6% delle imprese esportatrici fattura solo lo 0,5% del totale. Al contrario, il 69,7% delle esportazioni complessive (in valore) è stato realizzato dal 2,6% delle imprese, che rappresentano solo 102 imprese, a fronte delle 3.922 totali. Questo dimostra come, nonostante esistano molte piccole imprese che si dedicano al commercio estero, le vendite complessive siano realizzate da poche compagnie. Le prime 50 imprese, infatti, si accaparrano il 56% e le principali 1000 il 97,8%.

 

Per quanto riguarda i continenti ed i Paesi, l’Europa accoglie le esportazioni di 2.326 imprese spagnole, che costituiscono il 66,5% (1.804,6 milioni di Euro) del fatturato totale. All’interno del continente europeo, la maggior parte delle esportazioni sono destinate a Paesi della zona Euro (40%). Seguono, con il 18,1% del totale, i Paesi che utilizzano un’altra valuta e, con lo 0,5%, quelli europei non aderenti all’Unione. La Germania, con i suoi 368,8 milioni, è il Paese che importa più vino spagnolo, seguito dal Regno Unito (319,1), Francia (275), Paesi Bassi (118,3), Svizzera (129,2) e Belgio (104,8).

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Le esportazioni italiane crescono dell’1,2% nel 2016

Le esportazioni italiane crescono dell’1,2% nel 2016

L’incremento delle esportazioni delle Regioni meridionali e centrali è alla base del risultato positivo.

 

Secondo l’ISTAT, nel 2016, l’aumento dell’export nazionale (+1,2%) riflette l’incremento registrato dalle regioni delle aree meridionale (+8,5%), centrale (+2,1%) e nord-orientale (+1,8%) e l’ampio calo dell’ area insulare (-15,0%), mentre l’area nord-occidentale risulta stazionaria.

 

Nel quarto trimestre 2016 l’export di tutte le ripartizioni territoriali risulta in crescita rispetto al trimestre precedente: +5,3% per l’Italia meridionale e insulare, +4,2% per l’Italia centrale, +2,8 per le regioni nord-orientali e +1,6% per quelle nord-occidentali.

 

Tra le regioni che forniscono il più ampio contributo positivo alla crescita delle esportazioni nazionali si segnalano: Basilicata (+53,5%), Lombardia (+0,8%), Emilia-Romagna (+1,5%), Friuli-Venezia Giulia (+6,3,%), Veneto (+1,3%), Abruzzo (+9,7%), Marche (+5,6%), Lazio (+3,0%) e Liguria (+7,7%). Tra quelle che forniscono un contributo negativo si evidenziano: Sicilia (-17,3%), Piemonte (-3,0%) e Sardegna (-10,9%).

 

Nell’anno 2016, l’aumento delle vendite di autoveicoli dalla Basilicata, di mezzi di trasporto, autoveicoli esclusi, da Friuli-Venezia Giulia, Lazio e Liguria e di articoli farmaceutici, chimico-medicinali e botanici dalle Marche contribuisce alla crescita dell’export nazionale per un punto percentuale.

 

Nello stesso periodo, la diminuzione delle esportazioni di prodotti petroliferi raffinati dalla Sicilia e di autoveicoli dal Piemonte fornisce un contributo negativo per mezzo punto percentuale alle vendite nazionali sui mercati esteri.

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