Il valore del vino spagnolo esportato supera i 3 miliardi di euro

Il valore del vino spagnolo esportato supera i 3 miliardi di euro

Secondo il dossier dell’Observatorio Español del Mercado del Vino (OeMv), che analiza l’evoluzione dell’import modiale di vino nel periodo compreso tra luglio 2017 e giugno 2018, il vino spagnolo esportato ha superato in termini di valore i 3 miliardi di euro, con una crescita dell’11,2% rispetto al periodo precedente.

Per categorie, sono stati registrati incrementi per i vini sfusi( +25,4%, imbottigliati (+7,3%) e spumosi (+4,2%), anche se, in termini di volume, si è registrato un calo del vino sfuso, prodotto che depende direttamente dalla raccolta, che nel 2017 è stata particolarmente breve.

USA e Regno Unito sono i principali mercati di destinazione del vino spagnolo.

Il dossier sottolinea inoltre che il vino spagnolo è cresciuto molto di più in valore che in volume nel commercio mondiale, dato che il prezzo medio si è incrementato di circa il 10%.

Fonte: www.diariodegastronomia.com

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Cresce il settore dei servizi in Spagna

Cresce il settore dei servizi in Spagna

L’attività economica delle imprese del settore dei servizi in Spagna è aumentata ad ottobre al ritmo più rapido da giugno. L’indice PMI pubblicato dalla società IHS Markit ha raggiunto  il livello di 54,0 punti dai 52,5 di settembre, molto al di sopra delle aspettative degli analisti di Reuters, che havevano previsto un  51,8.

 

La crescita del settore si deve principalmente all’incremneto dei nuovi ordini. Si è intensificata anche la pressione dei costi di produzione, soprattutto per la crescita dei combustibili, anche se i prezzi sono saliti in modo moderato. L’attività commerciale è cresciuta ininterrottamente durante gli ultimi cinque anni, anche se si è debilitata nei settori alberghiero e ristorativo.

 

Molte delle imprese che hanno preso parte all’inchiesta hanno continuato ad assumere personale e per questo l’occupazione è tornata a crescere, anche se l’aumento è stato il più basso tra quelli registrati dallo studio negli ultimi due anni.

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Il prezzo del vino spagnolo cresce in tre continenti

Il prezzo del vino spagnolo cresce in tre continenti

Il primo semestre del 2018 si è chiuso con una considerevole crescita del prezzo dei vini spagnoli in Asia, Africa ed America latina. In particolar modo in Asia si è assistito ad un’impennata del prezzo, aumentato quasi del 50%, passando da 1,47 a 2,15 €/litro. Un aumento più moderato si è verificato in America Latina (+25,4%m da 2,18 a 2,73 €/litro) ed in Africa (+22,3%, da 68 a 83 centesimi al litro).

 

I dati corrispondono a tre recenti rapporti pubblicati dall’Observatorio Español del Mercado del Vino (OeMv) che, inoltre, confermano che si è ridotto il volume del vino spagnolo esportato in queste tre macro-zone geografiche. Nonostante ciò, la Spagna ha fatturato meno per le vendite del vino solo in Asia, a causa soprattutto del crollo dell’export verso la Cina, primo mercato asiatico. Questa caduta riguarda soprattutto il vino sfuso, dopo la grande crescita del 2017.

 

Per quanto riguarda l’America Latina, la Spagna ha esportato una quantità di vino inferiore del 10%, ma ha fatturato il 13% in più. Il Messico è di gran lunga la prima destinazione dell’export in questa zona. Un grande semestre per il vino spagnolo si registra anche nella Repubblica Domenicana, Panama ed Ecuador. Infine, il valore del vino spagnolo è aumentato quasi del 20% in Africa, grazie all’andamento dell’export verso il Marocco, Paese che è passato da tenere scarsissima rilevanza, ad essere il primo mercato del continente. Crescono anche le esportazioni verso l’Algeria, mentre decrescono quelle verso Nigeria, Togo e Ghana.

 

Fonte: Diario de Gastronomía

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Il Porto di Siviglia aspira a rivitalizzare l’economia locale

Il Porto di Siviglia aspira a rivitalizzare l’economia locale

Il Porto di Siviglia ha presentato il suo progetto per diventare un cluster logistico e nodo multimodale nel suo Piano Strategico 2025, nel quale si impegna ad implementare mezzi per far fronte alle attuali necessità, come la digitalizzazione e l’industria 4.0, le energie pulite e l’economia circolare.

 

Nelle linee guida del Piano si considerano elementi come il miglioramento del traffico ferroviario o l’aumento di invii ai mercati dell’Africa Occidentale. Affinché si compiano gli obiettivi individuati, contempla anche la possibilità che si aumentino le zone logistiche con contratti con enti privati.

 

Inoltre, nel Piano del Porto si contempla la costruzione di un distretto urbano dedicato all’integrazione di attività per cercare di conseguire un buon numero di turisti crocieristi.

 

Fonte: Moneda Única

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Spagna, cresce il numero di autonomi che esporta

Spagna, cresce il numero di autonomi che esporta

Secondo la Federación Nacional de Asociaciones de Trabajadores Autónomos (ATA) sono 160.000 i lavoratori che, per conto proprio, hanno scommesso sull’internazionalizzazione. Questa cifra rappresenta il doppio rispetto a quella registrata dieci anni fa. Questi imprenditori, però, rappresentano solo il 5% degli autonomi spagnoli.

 

I piccoli esportatori, considerati come quelli che vendono all’estero meno di 50.000 € annui, hanno registrato il maggior aumento nel primo semestre del 2018, con quasi un 44% di crescita in termini annuali. Nonostante la caduta del volume (-1,7%), le vendite all’estero hanno registrato un incremento in termini di valore (+2,9%).

 

Secondo gli analisti, l’adattamento delle nuove tecnologie ha permesso agli autonomi ed alle piccole imprese di accedere più facilmente ai mercati esteri.

 

Fonte: Moneda Única

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L’industria della carne rappresenta più del 22% dell’intero settore alimentare in Spagna

L’industria della carne rappresenta più del 22% dell’intero settore alimentare in Spagna

Secondo i dati pubblicati Asociación Nacional de Industrias de la Carne de España, ANICE,  l’industria della carne è il quarto settore industriale in Spagna, dopo l’industria del petrolio e combustibili e la produzione e distribuzione di energia elettrica. Il settore, composto da mattatoi, laboratori di sezionamento e produzione di elaborati, possiede un tessuto industriale composto da circa 3.000 imprese, distribuite in tutta Spagna, specialmente nelle zone rurali.

 

Per quanto  gran parte del settore sia formato da piccole e medie imprese, questo non ha impedito il graduale sviluppo e il consolidamento di grandi gruppi imprenditoriali, alcuni di essi leader a livello europeo. La produzione complessiva di tutte queste imprese fa sì che l’industria della carne occupi il primo posto di tutta l’industria degli alimenti e delle bevande, con un fatturato di 24 miliardi di euro, il 22,3 %, di tutto il settore alimentare spagnolo, nel 2017. Questo fatturato costituisce approssimativamente il 2,2 % del PIL totale spagnolo (a prezzo di mercato), il 13, 6% del PIL del comparto industriale ed il 4,1% della fatturazione totale di tutta l’industria spagnola.

 

Il settore della carne ha esportato lo scorso anno un totale di 2,33 milioni di tonnellate di carne e prodotti elaborati per un valore di 6.084 milioni di euro a mercati di tutto il mondo, con una bilancia commerciale sempre più positiva, in questo caso del 477%,  e una crescita del 2,5% in termini di volume e del  9,4% in valore rispetto al 2016. Si assiste pertanto ad un incremento dell’ export di prodotti di più alto valore aggiunto e ad un prezzo migliore.

 

Queste cifre globali positive si basano in gran parte sulla forte crescta del settore suino all’estero.  La Spagna infatti è il terzo esportatore al mondo di carne di maiale, dopo la Germania e gli Stati Uniti. La parte più importante delle esportazioni è ancora diretta all’Unione Europea, e di questa percentuale, la maggior parte dei prodotti carninci viene venduta  in Francia, Germania, Portogallo e Italia.

 

Per maggiori informazioni: link alla pagina di ANICE

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I porti spagnoli registrano un nuovo record in termini di movimento merci

I porti spagnoli registrano un nuovo record in termini di movimento merci

Il cargo del sistema portuale spagnolo ha raggiunto un nuovo massimo storico con un movimento merci di 277,7 milioni di tonnellate nel primo semestre dell’anno.

 

Tra i mesi di gennaio e giugno, la crescita è risultata essere pari a 6 punti percentuali rispetto allo stesso periodo del 2017. Il cargo generale, con 133 milioni di tonnellate ed una crescita dell’8,2%, è diventata la principale voce per i porti spagnoli, rappresentando il 48% del totale. I ¾ del totale del carico generale (94,6 milioni) hanno viaggiato in contenitori.

 

La seconda voce è rappresentata dal carico di liquido sfuso, che, con più di 89 milioni di tonnellate, ha sperimentato una crescita del 3,5%. Il solido sfuso risulta essere il terzo gruppo (46,5 milioni e +6,1%).

 

Per Comunità Autonoma, i porti di interesse generale dello Stato in Andalusia, con 80,2 milioni di tonnellate, sono stati quelli che hanno mosso più merci, grazie soprattutto all’Autoridad Portuaria de Algeciras, che ha gestito più del 67% delle merci, diventando così il leader nazionale con le sue 53,8 milioni di tonnellate. Importanti volumi di movimenti si sono registrati anche nei porti di Motril ed Almeria, che hanno rispettivamente sperimentato una crescita del 33% e 11,2%.

 

Seguono per importanza i porti catalani con 49,9 milioni di tonnellate. Barcellona, con i suoi 33,8 milioni di tonnellate, è risultato essere il secondo porto nazionale per crescita sperimentata (17,8%).

 

La Comunità Autonoma Valenziana, con più di 49,1 milioni di tonnellate, è la terza per importanza. L’Autoridad Portuaria de Valencia, con le sue 37,3 milioni di tonnellate, si piazza seconda nel ranking nazionale.

 

I porti di interesse generale delle Canarie, con le Autoridades Portuarias de Las Palmas y S.C. Tenerife, hanno mosso 19,9 milioni di tonnellate di merci. I due porti hanno visto transitare anche 1,3 milioni di crocieristi. Questo dato permette a quella Canara di essere la Comunità Autonoma che più crocieristi ospita.

 

Per quanto riguarda il traffico passeggeri, le linee regolari tra la Penisola e le Isole, così come quelle inter-Isole, hanno visto transitare più di 9,9 milioni di passeggeri (crescita del 3,8%). Il traffico passeggeri crocieristi, in linea con l’incremento dei turisti che si è sperimentato negli ultimi anni, è cresciuto del 23,5%, superando i 4,4 milioni di crocieristi.

 

Fonte: Moneda Única

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Italia: una nuova impresa su 3 è guidata da un under 35

Italia: una nuova impresa su 3 è guidata da un under 35

Secondo i dati del Registro delle Camere di Commercio, pubblicati da Unioncamere e Infocamere nel comunicato dello scorso 10 agosto, il numero totale di imprese giovanili in Italia a fine giugno è di 551.761 unità.

 

Nel complesso, il peso dell’imprenditoria giovanile sul totale delle imprese è del 9,1% ma, analizando il trimestre aprile-giugno 2018, l’impatto delle imprese giovanili è alquanto rilevante: le imprese di under 35 hanno infatti rappresentato il 30,8% di tutte le iscrizioni di nuove imprese ai registri camerali.

 

Tra i principali settori di attività, quelli in cui la presenza di imprese giovanili è più elevata sono le attività dei servizi per edifici e paesaggio (pulizie e giardinaggio), dove gli under 35 hanno una quota del 14,6%, le altre attività di servizi per la persona (tra cui lavanderie, parrucchieri, centri benessere) dove sono il 14,3% e le attività dei servizi di ristorazione (13,9%).

 

La Calabria è la regione in cui le imprese giovanili rappresentano la quota più elevata sul totale (il 12,8%), seguita a ruota dalla Campania (12,6%) e dalla Sicilia (11,8%). In valori assoluti, la classifica della crescita nel secondo trimestre del 2018 è guidata dalla Campania (+3.004 imprese guidate da ‘under 35’), seguita da Lombardia (+2.341) e Lazio (+2.082).

 

Lo studio rileva però che, rispetto alla media delle imprese, quelle giovanili scontano una fragilità maggiore dal punto di vista patrimoniale. Con riferimento alle imprese costituite in forma di società e con un capitale dichiarato, la quota di imprese under 35 con capitale sociale superiore ai 10mila euro è nettamente inferiore alla media in ognuna delle classi.

 

Quanto alla rappresentatività della società italiana, rispetto alla media generale l’imprenditoria giovanile vede una presenza relativamente maggiore di imprese femminili (il 28,9% contro una media generale del 21,9%) e della componente straniera di provenienza extraUE (il 15,9% contro il 7,7%)

 

Per maggiori informazioni: link al comunicato di Unioncamere e Infocamere

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Cresce il fatturato del frachising nella ristorazione in Spagna

Cresce il fatturato del frachising nella ristorazione in Spagna

Secondo quanto nel report “La Franquicia en España 2018” (“Il Franchising in Spagna 2018”), pubblicato dall’ Asociación Española de Franquiciadores (AEF), il settore Alberghi/Ristoranti è il secondo in ordine di rilevanza nel sistema dei frachising in Spagna – preceduto solo dall’Alimentazione – e continua il suo trend di crescita anche nel 2017 in termini di numero di catene che lo compongono, di apertura di stabilimenti, posti di lavoro generati e fatturato totale.

 

Secondo gli ultimi dati annuali disponibili,  sono 198 le reti attive in questo settore, 11 in più rispetto al 2016, grazie soprattuttto al ruolo dei sottosettori Ristoranti/Hotel, con 65 marche e Fast Food, con 45.

 

Relativamente al fatturato, questa attività ha ottenuto un volume d’affari di 5.553,8 milioni di euro nel 2017, con un incremento di 99,3 milioni rispetto al dato del 2016.

 

Considerando i sottosettori, il fatturato maggiore corrisponde alle catene di Fast Food, con 2.678,1 milioni di euro, seguiti da quelle di Ristoranti/Hotel (2.243,6 milioni).

 

Relativamente alle catene di Fast Food, gli stabilimenti operativi in Spagna sono 8.659, 6 in più rispetto al 2016. Le marche di Fast Food  contano su un totale di 3.066 locali, mentre sono 3.011 quelle riferite al sottosettore Ristoranti/Hotel.

 

Sempre secondo il report, il settore Alberghi/Ristoranti dà impiego a 61.226 persone (+525 rispetto al 2016), di cui 30.338 sono da associare ai fast Food e 20.676 a Ristoranti/Hotel.

 

Per ultimo, lo studio della AEF segnala che il settore Alberghi/Ristoranti comprende 53 marche cje operano in 77 paesi, con un totale di 1.577 stabilimenti.

 

Fonte: Restauración News

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I pernottamenti negli stabilimenti alberghieri spagnoli diminuiscono a luglio ma aumenta il loro fatturato

I pernottamenti negli stabilimenti alberghieri spagnoli diminuiscono a luglio ma aumenta il loro fatturato

Secondo il comunicato pubblicato dall’Instituto Nacional de Estadística lo scorso 24 agosto, durante il mese di luglio i pernottamenti negli stabilimenti alberghieri in Spagna superano i 42,6 milioni, il 2,2% in meno rispetto allo stesso periodo del 2017. I pernottamenti dei viaggiatori residenti in Spagna diminuiscono dell’1,1% e quelle dei non residenti del 2,7%. La durata media dei pernottamenti scende dello 0,3% rispetto a luglio 2017, attestandosi a 3,7 pernottamenti per viaggiatore. Durante i primi sette mesi del 2018 i pernottamenti sono diminuiti dello 0,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Andalusia, Comunità Valenciana, Catalogna e Canarie sono le destinazioni principali dei viaggiatori residenti in Spagna nel mese di luglio, con tassi annuali di variazioni del numero dei pernottamenti rispettivamente del 4,9%, -0,6%, -7,2% e 1,0%.

La principale destinazione scelta dai viaggiatori non residenti è rappresentata dalle Isole Baleari, con il 35,0% del totale dei pernottamenti. In questa regione i pernottamenti sono aumentati dell’1,1% rispetto a luglio2017. Le altre destinazioni dei non residenti sono la Catalogna (con il 20,7% del totale dei pernottamenti e una diminuzione del 6,2%) e le Canarie (con il 18,9% del totale e una diminuzione del 5,4%).

 

Occupazione alberghiera

A luglio è stato coperto il 71,1% dei posti letto disponibili, con una variazione annuale del -2,4%.  Le Isole Baleari presentano il maggiore tasso di occupazione a luglio (89,5%), seguito dalle Canarie (80,7%) e dalla Comunità Valenciana (74,0%).

 

Pernottamenti secondo il paese d’origine dei viaggiatori

I viaggiatori provenienti dal Regno Unito e dalla Germania concentrano rispettivamente il 24,9% ed il 19,9% del totale dei pernottamenti dei non residenti in stbilimenti alberghieri a luglio.Il mercato britannico scende del 2,5% mentre quello tedesco dell’11,4%. I pernottamenti dei viaggiatori proveniente dalla Francia, dai Paesi Bassi e dall’Italia (i successivi mercati di emissione) registrano tassi annuali rispettivamente del 2,9%, -8,7% e -3,0%.

 

Redditività del settore alberghiero

Il fatturato medio giornaliero degli alberghi per ogni camera occupata (ADR) è di 101 € a luglio, con un aumento del 3,1% rispetto allo stesso messe del 2017. Inoltre, l’introito medio giornaliero per camera disponibile (RevPAR), condizionato dall’occupazione registrata negli stabilimenti alberghieri, raggiunge i 75 €, con un incremeto del’1,2%. In quanto alle categorie, il fatturato medio per gli hotel di 5 stelle è di 219 €, quello per 4 è di 108,9 € e 88 € per quelli di 3 stelle.

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