In Spagna 4,2 milioni di turisti internazionali a febbraio

In Spagna 4,2 milioni di turisti internazionali a febbraio

Sono 4,2 milioni i turisti internazionali che hanno visitato la Spagna a febbraio, il 2,6% in più rispetto allo stesso periodo del 2017.

Il Regno Unito è il principale paese di residenza, con 865.316 turisti, che rappresentano il 20,5% del totale ed una diminuzione del 5,9% rispetto a febbraio dello scorso anno. Francia e Germania sono i successivi paesi con più turisti che vsitano la Spagna a febbraio. Dalla Francia ne provengono 549.654 (-8,4% in termini tendenziali e dalla germania 532.636 (+2,8%). Tra i restante paesi di residenza vanno sottolineati gli incrementi annuali dei turisti provenienti dal Portopgallo (+17,5%), dall’Italia (+11,1%) e dall’Irlanda (+9,9%).

 

Nei due primi mesi dell’anno, la cifra totale di turisti che hanno visitato la Spagna aumenta del 3,9%, superando gli 8,3 milioni. I principali paesi emittenti sono il Regno Unito (con circa 1,7 milioni di turisti ed una diminuzione interannuale del 2,2%) e Germania (che supera il milione di turisti, per un aumento del 3,5%).

Le Canarie sono la destinazione principale del mese di febbraio. Vi si sono recati, infatti il 28,2% del totoale dei turisti internazionali. A seguire, la Catalogna (24,1%) e l’Andalusia (13,8%).

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Antonio Tajani riceve a Madrid il Premio Nuova Economía Fórum

Antonio Tajani riceve a Madrid il Premio Nuova Economía Fórum

Il presidente del Parlamento Europeo, Antonio Tajani, ha ricevuto lo scorso 11 aprile a Madrid il Premio Nueva Economía Fórum, per la sua “notevole leadership política, il suo contributo speciale alla costruzione europea, la sua profonda amicizia con la Spagna e la sua continua attitudine al servizio e l’impegno per la difesa degli interessi della Spagna nelle istituzioni europee”.

 

L’atto di consegna si è tenuto presso l’auditorio del Museo Reina Sofía alla presenza dei presidenti della Camera e del Senato spagnoli, Ana Pastor e Pío García Escudero, e della vicepresidente del Governo, Soraya Sáenz de Santamaría, che hanno consegnato il premio a Tajani, definendolo “un grande amico della Spagna”.

 

Tajani ha voluto esprimere la propria gratitudine alle autorità che gli hanno consegnato il riconoscimento e a tutti i presenti alla ceremonia.

All’atto, a cui hanno partecipato rilevanti figure del mondo politico economico spagnolo, hanno presenziato l’Ambasciatore d’Italia in Spagna, Stefano Sannino, il Segretario Generale della Camera di Commercio Italiana, Giovanni Arico, insieme a diversi membri del board della camera ed altre rilevanti figure istituzionali del Sistema Italia e della business community italo spagnola.

“Questo premio è il riconoscimento all’impegno di molti europeisti durante gli ultimi decenni”, ha dichiarato Tajani, sottolineando l’importante contributo della Spagna alla costruzione europea.

 

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Il Premio Nueva Economía Fórum è il secondo riconoscimento concesso in Spagna al presidente del Parlamento Europeo nelle ultime settimane. La Fundación Academia europea e íberoamericana de Yuste, infatti, lo ha insignito nei primi giorni d’aprile del Premio Europeo Carlos V, edizion 2018. La ceremonia di consegna di questo riconoscimento si terrà il prossimo 9 maggio, Giornata dell’Europa, nel Real Monasterio de Yuste alla presenza del Re di Spagna, Felipe VI.

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I costi orari del lavoro in Spagna sono inferiori del 30% rispetto alla media dell’Eurozona

I costi orari del lavoro in Spagna sono inferiori del 30% rispetto alla media dell’Eurozona

I costi orari del lavoro in Spagna hanno registrato un incremento dello 0,5% nel 2017, per un valore di 21,2 euro, cifra del 30% inferiore rispetto alla media di 30,3 euro registrata dalla zona euro. La Spagna è il decimo paese sui 19 dell’Eurozona nella classifica dei costi oriari del lavoro, secondo i dati pubblicati da Eurostat.

La differenza negativa tra i costi orari del lavoro della Spagna e quelli della media dell’Eurozona si è ampliata negli ultimi ani: dal 22,7% del 2008 al 30% attuale (nel 2016 era del 29,2%).

I dati Eurostat  mettono in rilievo come i costi del lavoro dell’Eurozona hanno registrato un’incremento medio del 1,9% nel 2017, raggiungendo i 30,3 euro, mentre nell’insieme dei paesi che fanno parte della UE l’aumento è stato del 2,3%, per un valore di 26,8 euro.

Un altro aspetto rilevante dei dati pubblicati da Eurostat è la disparità che existe a livello di costi del lavoro tra i diversi paesi: mentre in Danimarca il valore raggiunto è di 42,5 euro, il maggiore tra i paesi UE, in Bulgaria è di 4,9 euro (valore minimo tra i 28 paesi dell’Unione).

Tra i paesi dell’Eurozona quello che registra il valore più alto è il Belgio (39,6 euro), seguito dal Lussemburgo (37,6 euro) e la Francia (36 euro). . I paesi con i costi più bassi invece sono Lituania e Lettonia (rispettivamente 8 e 8,1 euro). In Italia la cifra è di 28,2 euro, con un incremento dello 0,8% rispetto all’anno precedente

Per settori, i maggiori costi orari del lavoro si registrano nell’industria (27,4 euro nell’UE e 33,4 nella zona euro), seguita dalla imprese (rispettivamente 26,6 e 30,4), i servizi (26,6 e 29,3 euro) e l’edilizia (23,7 e 26,7 euro).

Fonte: Europa Press

 

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Cresce l’appoggio che CESCE fornise alle PMI che vogliono internazionalizzarsi

Cresce l’appoggio che CESCE fornise alle PMI che vogliono internazionalizzarsi

Il Piano Strategico di CESCE 2020 ha tra i suoi obiettivi prioritari quello di promuovere l’internazionalizzazione delle PMI spagnole, offrendo loro copertura dei rischi commerciali, politici e straordinari.

 

Per questo, la Compagnia ha creato un’Unità di PMI all’interno della Direzione Operazioni per conto dello Stato, tra le cui missioni si annovera quella di potenziare l’appoggio alle PMI interessate ad internazionalizzarsi. Da questo punto di vista, la Línea de Ejecución de Avales y de Créditos de Prefinanciación per PMI ed imprese non quotate, è uno strumento di appoggio che risulta essere molto efficace per favorire l’internazionalizzazione delle PMI. Questa Linea è concessa per appoggiare imprese che sono tecnicamente solventi, ma che si trovano in una situazione finanziaria non equilibrata o che vogliono attuare un progetto che è eccessivo rispetto al proprio bilancio.

 

Fonte: Moneda Única

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Spagna: la disoccupazione scende a marzo grazie al settore servizi

Spagna: la disoccupazione scende a marzo grazie al settore servizi

Il numero di disoccupati registrati in Spagna è sceso a marzo di 47,697 unità rispetto al  mese precedente  (-1,4%),  grazie soprattutto al settore dei servizi, che si è riattivato in seguito alle festività di Semana Santa, secondo i dati pubblicati dal Ministerio de Empleo y Seguridad Social.

In totale, sono 3.422.551 i disoccupati registrati a fine marzo, la cifra più bassa degli ultimi nove anni. Dal massimo storico raggiunto nel marzo del 2013, la disoccupazione si è ridotta di circa 1,6 milioni di persone.

La disoccupazione è scesa a marzo in maniera un po’ più pronunciata per le donne. La disoccuipazione maschile, infatti si è ridotta di 18.250 unità (-1,2%), mentre quella femminile di 29.447 (-1,5%).

La disoccupazione è diminuita nel settore dei servizi (-52.905 persone, -2,2%) e nell’industria (-1.671, -0,5%) ed è aumentata nell’edilizia (+1.592 disoccupati, +o,5%), nell’agricoltura (+449 unità, +0,3%) e nella categoría formata da coloro che erano disoccupati nei periodi precedenti (+4.838, +1,6%).

Il numero di contratti registrati durante il mese di marzo è stato di 1.646.846, il 4,9% in meno rispetto allo stesso mese del 2017. 193.448 sono contratti a tempo indeterminato (l’11,7% del totale), l’8,9% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Con questo incremento, sono 50 i mesi consecutivi in cui la cifra di contratti a tempo indeterminato aumenta.

 

Fonte: Moneda Única

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Spagna, record dell’export di prodotti agroalimentari: più di 50 miliardi di Euro

Spagna, record dell’export di prodotti agroalimentari: più di 50 miliardi di Euro

Le esportazioni spagnole di prodotti agroalimentari battono un record storico e superano per la prima volta i 50 miliardi di €. Nonostante l’Unione Europea continui ad essere la principale zona di destinazione delle esportazioni spagnole (73%), si assiste ad una sempre maggiore diversificazione dei mercati.

 

L’export spagnolo di prodotti agroalimentari ed ittici è cresciuto del 6,8% rispetto al 2016, secondo i dati raccolti nel rapporto Avance del Informe Anual de Comercio Exterior 2017, pubblicato dal Ministerio de Agricultura y Pesca, Alimentación y Medio Ambiente. Precisamente, le esportazioni hanno raggiunto quota 50,04 miliardi di Euro. Il saldo commerciale relativo a questo settore risulta essere positivo per 12,06 miliardi di € (+4,5%), considerato che le importazioni si sono attestate sui 37,98 miliardi.

 

L’export di prodotti agroalimentari ed ittici costituisce il 18,1% delle esportazioni totali spagnole. La Penisola iberica rappresenta il quarto esportatore di prodotti agroalimentari ed ittici in Europa, preceduto da Paesi Bassi, Germania e Francia.

 

Paesi di destinazione
Il primo Paese di destinazione risulta essere la Francia (8,02 miliardi di Euro e +4,7%), seguito da Germania (5,62 miliardi e +2,7%) ed Italia (5,6 e +14,3%).

 

Le esportazioni verso i Paesi extra-UE sono cresciute dell’8,3%. Il primo Paese di destinazione sono gli USA (quasi 2 miliardi e +,93%), che precedono Cina (1,48 miliardi e +3%) e Giappone (0,9 miliardi e +16,3%).

 

Settori
Per quanto riguarda i settori, sono cresciute esportazioni di carni (+9,3%), verdure (+2,2%), frutta (+0,6%), oli e grassi (+16,3%) e bevande (+6,7%).

 

Per maggiori informazioni sul rapporto del ministero spagnolo cliccare qui.

 

Fonte: Diario de Gastronomía

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L’Andalusia è la terza Comunità Autonoma spagnola per export

L’Andalusia è la terza Comunità Autonoma spagnola per export

Le esportazioni andaluse hanno raggiunto quota 2.519 milioni di Euro nel primo mese del 2018, superando i 2.500 milioni per la seconda volta nella storia, nonostante un lieve decremento rispetto a gennaio 2017 (il miglior risultato registrato dal 1995, il primo anno di cui si dispone dei dati). Anche le importazioni sono cresciute (+9,8%) fino a raggiungere i 2.710 milioni di Euro. Si registra quindi un tasso di copertura parti al 93%, contro l’85% della media nazionale. In generale, le esportazioni spagnole sono cresciute a gennaio del 6,5% (raggiungendo i 22,8 miliardi), mentre le esportazioni dell’8,9% (26,8 miliardi): conseguentemente si è registrato un saldo negativo pari a poco meno di 4 miliardi di Euro.

 

Con questi dati, l’Andalusia si è accreditata come la terza Comunità Autonoma spagnola per export, dietro a Catalogna (5,8 miliardi) e Comunità Valenziana (2,6 miliardi). Per quanto riguarda la composizione delle esportazioni, al primo posto troviamo legumi e verdure fresche (409 milioni di Euro – 16,2%) che registrano una diminuazione del 17,1% rispetto al 2017. Seconda posizione per combustibili ed oli minerali (333 milioni – 13,2%) che crescono del 22,2%. Salgono sull’ultimo gradino del podio di questo ranking i minerali, scorie e cenere (228 milioni – 9%), categoria cresciuta dell’1,7%.

 

Seguono le vendite di olio d’oliva, che, dopo essere cresciute fortemente negli ultimi anni, diminuiscono del 18%, e di frutta che invece crescono del 14%.

 

A gennaio 2018, sono cresciute le vendite all’estero nella metà delle province andaluse rispetto al 2017. Siviglia è la quarta provincia per export ed è quella che più cresce nel gennaio 2018 (+13%). La prima provincia è Huelva, che vede ridursi del 2,8% le proprie vendite all’estero. Secondo posto per Cadice (-0,3%) e terza posizione per Almería (-15,8%). Le quote percentuali di export per provincia risultano essere le seguenti: Huelva 23,7%, Cádiz 21,9%, Almería 17,2%, Siviglia 15,3%, Malaga 7%, Cordoba 6,9%, Jaén 4% e Granada 3,8%.

 

Cresce l’export verso cinque dei primi dieci Paesi di destinazione delle vendite andaluse. La Cina risulta essere il primo mercato non comunitario (139 milioni – 5,5% del totale e crescita del 15,2%), mentre il Marocco il mercato che più cresce in termini di importazioni dalla Comunità spagnola (121 milioni – 4,8% del totale e crescita del 35%). La Germania è il Paese che più importa dall’Andalusia (268 milioni – 10,6% del totale e crescita del 3,5%), seguito da Francia (260 milioni – 10,3% e diminuzione del 26,3%) e Portogallo (192 milioni – 7,6% e crescita del 16,2%).

 

Fonte: Moneda Única

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Due buyer spagnoli in Italia per incontri con produttori italiani del settore agroalimentare

Due buyer spagnoli in Italia per incontri con produttori italiani del settore agroalimentare

Si sono da poco concluse due iniziative per favorire l’internazionalizzazione di imprese italiane del settore agroalimentare, a cui hanno preso parte due buyer spagnoli selezionati dalla CCIS.

In particolare, il direttore di Puntal Cero SL, azienda di importazione e distribuzione di vini in Spagna, ha realizzato dal 12 al 15 marzo una serie di incontri con 8 produttori italiani della provincia di Novara, nell’ambito di una missione commerciale organizzata dalla CCIS e dalla Camera di Commercio locale.

Nello stesso periodo, il titolare de “Il Pastaio”, importatore di prodotti enogastronomici italiani in Spagna, ha fatto parte della delegazione di 30  buyer esteri che hanno viaggiato a Bologna per un incoming business organizzato da Assocamerestero, in collaborazione con Unioncamere Emilia-Romagna, che si è svolto presso l’hotel Savoia Regency.

L’evento, che ha visto la presenza di un totale di 113 imprese italiane operanti nei settori food&wine è stato realizzato nell’ambito del progetto “The Extraordinary Italian Taste” promosso e finanziato dal Ministero dello Sviluppo Economico in collaborazione con ICE, con l’obiettivo di creare nuove opportunità commerciali per le imprese italiane coinvolte.

 

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I buyer che hanno preso parte all’incoming business di Bologna
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I porti spagnoli continuano a battere record

I porti spagnoli continuano a battere record

I 46 porti di interesse generale, coordinati da Puertos del Estado, hanno registrato un nuovo massimo storico, muovendo 544.957.382 tonnellate nel 2017 (+6,96% rispetto al 2016). Si conferma così il progressivo recupero dell’economia spagnola considerato che l’85% delle importazioni ed il 60% delle esportazioni spagnole si sono realizzate per via marittima. Nel 2017, 202,3 milioni di tonnellate (38%) mosse corrispondevano ad importazioni e 96,7 milioni (18,2%) ad esportazioni.

 

La crescita dei porti spagnoli duplica quella dei porti del Nord Europa. Rotterdam, il principale porto europeo, ha fatto registrare una crescita dell’1,3%, Amberes, il secondo, del 4,4% ed Amburgo, il terzo, ha visto una diminuzione dell’1,2%. Questi dati evidenziano la crescita d’importanza dei porti dell’Europa del Sud, soprattutto dei porti spagnoli, che continuano a conquistare quote di mercato nel flusso delle merci da altri continenti verso/da l’Unione Europea.

 

Tutti i tipi di merci hanno visto un incremento dei flussi. Le merci generali, le più numerose, rappresentano il 47,5% del totale mosso (252,5 milioni di tonnellate) ed hanno registrato una crescita del 7%. I carichi liquidi, il secondo grande gruppo di merci (33,5% del totale), sono cresciute del 6,6% fino a superare quota 178,5 milioni di tonnellate. I carichi solidi (19% del totale) hanno registrato la maggiore crescita: +9,8% ed in termini assoluti superamento della quota 101 milioni di tonnellate.

 

I porti spagnoli continuano ad essere visti come una buona opzione per il transito delle merci destinate a Paesi terzi, come dimostrano le quasi 137 milioni di tonnellate mosse, che rappresentano il 25% del totale (nel 2017, crescita del 12%). Cresce anche il trasporto marittimo come alternativa a quello su gomma: i veicoli industriali caricati su navi per evitare di percorrere lunghi tragitti su strada hanno superato quota 57 milioni di tonnellate nel 2017 (+6,8%). Questo tipo di trasporto comporta l’attivazione di una serie di attività collaterali (logistiche e non solo) che si ripercuotono positivamente sull’occupazione.

 

Secondo i dati provvisori registrati, la tendenza al rialzo registrata nel 2017 parrebbe confermata nel primo mese del 2018. Inoltre, il traffico totale di merci ha superato le 46,2 milioni di tonnellate nel primo mese dell’anno (+10% rispetto a gennaio 2017). Influenzano questo andamento sia i carichi solidi (+16,7%) che liquidi (+11,7%). Crescono meno, invece, le merci generali (+6,8%).

 

Se si dovessero mantenere durante l’anno queste tendenze, verrebbero superate le previsioni realizzate dalle Autoridades Portuarias, che stimavano il traffico relativo al 2018 intorno alle 550 milioni di tonnellate.

 

Fonte: Moneda Única

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Le PMI spagnole risparmieranno più di 140 milioni di Euro con l’accordo UE-Canada

Le PMI spagnole risparmieranno più di 140 milioni di Euro con l’accordo UE-Canada

La firma del Trattato di Libero Commercio tra Canada ed Unione Europea (CETA) permetterà alle imprese spagnole interessate ad esportare in Spagna di risparmiare 140 milioni di Euro, secondo i dati della Secretaría de Estado de Comercio de España. In concreto, le imprese spagnole che vendono nel mercato canadese risparmieranno 95 milioni, mentre il risparmio di quelle che comprano da questo mercato risparmieranno 45 milioni.

 

Il CETA, in vigore da settembre 2017, prevede l’eliminaizone del 99% dei dazi canadesi sulle importazioni di prodotti europei. Nel caso della Spagna, il settore più favorito dal Trattato è quello dell’industria agroalimentare (47 milioni di risparmio), seguito da quello chimico (27 milioni), nautico e della moda.

 

Per quanto riguarda la bilancia commerciale, il surplus spagnolo supera i 180 milioni di Euro. La Secretaría de Estado de Comercio si aspetta che il CETA, facilitando le esportazioni , soprattutto delle PMI spagnole, che rappresentano più del 90% delle 7.400 imprese che nel 2016 hanno intrattenuto rapporti commerciali con il Canada, faccia crescere tale surplus.

 

Fonte: Moneda Única

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