Record per l’export spagnolo di componenti di automozione

Record per l’export spagnolo di componenti di automozione

Secondo il report settoriale sull’economia spagnola 2019, pubblicato dall’Unidad de Riesgos della CESCE (Compañía Española de Seguros de Crédito a la Exportación), l’export spagnolo di componenti di automozione ha raggiunto nel 2018 una cifra record, raggiungendo i 21.415 milioni di euro, con una crescita del 6,9% rispetto al 2017.

L’ascesa delle esportazioni spagnole del settore si deve, in gran parte, al comportamento dei mercati tradizionali dell’Unione Europea, principale destinazione dei componente di automozione prodotti in Spagna. In particolare, le vendite all’UE sono cresciute del 5,1% rispetto all’anno precedente, trainate dalla crescita registrata in 9 dei 10 principali mercati dell’export spagnolo del settore all’interno dell’Unione.

Relativamente ai mercati terzi, il Marocco si conferma come prima destinazione dell’export settoriale spagnolo, con un volume di 913 milioni di € ed una crescita annuale dell’1,54%. Gli Stati Uniti e la Cina mantengono la seconda e terza posizione, con incrementi rispettivi del 7,5% e dell’8,5% e cifre di 868 e 618 milioni di euro.

In Spagna, il settore dell’automotive contribuisce per circa il 10% al PIL nazionale e il paese è al nono posto nella classifica mondiale di produzione di veicoli. Il settore registra in Spagna i 100.000 milioni di euro di fatturato ed un livello di esportazione di veicoli made in Spain superiore all’80% dell’intera produzione, secondo il report della CESCE.

Sono 17 gli impianti di produzione di veicoli presenti nel territorio spagnolo (inclusi quelli di fabbricazione di motori e ricambi). Di questi, 13 sono destinati esclusivamente all’assemblaggio di veicoli su scala mondiale. In queste fabbriche si producono 44 modelli, 20 dei quali in esclusiva mondiale, per un totale di 300.000 posti di lavoro diretti e oltre due milioni generati dall’indotto.

Secondo l’Associazione spagnola di produttori di Auto e Camion (Anfac), la produzione di veicoli in Spagna nel primo trimestre del 2019 si è chiusa con 756.823 unità prodotte.

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Il numero di turisti internazionali in Spagna cresce nei primi 8 mesi dell’anno

Il numero di turisti internazionali in Spagna cresce nei primi 8 mesi dell’anno

Sono 58 milioni i turisti internazionali che hanno visitato la Spagna nei primi 8 mesi dell’anno, l’1,5% in più rispetto allo stesso periodo del 2018, secondo i dati provvisori dell’Inchiesta sui Movimenti Turistici inFrontiera (Frontur) elaborata dall’Istittuto Nazionale di Statistica (INE).

Fino ad agosto, la spesa dei turisti internazionali nei loro viaggi in Spagna ha raggiunto il valore complessivo di 64.124 milioni di euro, con un incremento del 3,2% rispetto allo stesso periodo del 2018.

Nonostante l’incremento registrato nei primi otto mesi dell’anno, i dati relativi al mese di agosto hanno registrato una leggera flessione per ciò che riguarda il numero di turisti. In particolare, i turisti internazionali che hanno visitato la Spagna sono stati 10,1 milioni, lo 0,5% in meno rispetto al dato registrato ad agosto 2018. Tuttavia la spesa è aumentata del 2,7%, per un totale di 11.765 milioni di euro.

Relativamentte ai paesi di emissione, nei primi otto mesi dell’anno il Regno Unito si è confermato come il primo mercato, con 12,65 milioni di turisti (-1,8% rispetto allo stesso periodo del 2018). Al secondo posto si trova la Francia, con 8,1 milioni di turisti (-2,1%) e al terzo la Germania, con 7,7 milioni di visitatori (praticamente gli stessi di quelli registrati nei primi 8 mesi del 2018). L’Italia è al quarto posto con quasi 3,2 milioni di turisti (+56,5% rispetto ai primi 8 mesi del 2018). Nel resto dei paesi vanno segnalati la flessione resgitrata dai paesi nordici (-7,2%), e l’aumento dei turisti dalla Russia (+9%) e dagli Stati Uniti (+13,6%).

La Catalogna continua ad essere la prima destinazione dei turisti internazionali in Spagna, con 13,6 milioni di visitatori, lo 0,7% in più rispetto ai primi otto mesi del 2018. Seguono le Baleari, con 10,1 milioni (-0,2%) e le Canarie, con oltre 8,6 milioni di turisti (-3,7%).

Per tipologia di alloggio, gli hotel sono stati scelti da 37,7 milioni di turisti fino ad agosto, il 4,4% in più in termini annuali, seguiti dalle case in affitto, (6,5 milioni di turisti; -5%). Considerando il solo mese di agosto, l’alloggio negli alberghi è cresciuto del 3,6% mentre quello presso case in affitto ha registrato una flessione dell’11%. L’alloggio in case di proprietà, abitazioni di familari, amici e altro ha regsitrato a sua volta una flessione del 3,8% nei primi 8 mesi dell’anno, per un totoale di 10,8 milioni di turisti.

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Obiettivo: chiudere il cerchio

Obiettivo: chiudere il cerchio

Gli avvocati Francesco Rotondi e Giulia Leardi, dello studio legale LabLaw di Milano, socio collaboratore della CCIS, offrono interessanti dati e spunti di riflessione riguardanti una delle tematiche più attuali e rilevanti: la necessità di accelerare il passaggio dall’economia lineare all’economia circolare. Da una parte, un’economia di mercato non più sostenibile, basata sull’estrazione di materie prime, sulla produzione ed il consumo di massa e sullo smaltimento degli scarti una volta raggiunta la fine della vita del prodotto; dall’altra una vera e propria rivoluzione sostenibile, che ridefinisce processi produttivi e servizi, re-immette le risorse nel ciclo di produzione, generando opportunità economiche e benefici per l’ambiente e la società.

L’economia circolare rappresenta una straordinaria occasione per compiere l’auspicata rivoluzione nell’ottimizzazione dell’uso di risorse naturali ed anche umane.

Questa diversa forma di economia, infatti, contribuisce oltre che alla crescita economica e alla competitività su scala internazionale anche ad un’importante modifica a livello occupazionale.

L’International Labour Organization (ILO) in un recente rapporto stima, ad esempio, una crescita globale dell’occupazione dello 0,1% (circa 6 milioni di posti di lavoro) entro il 2030 in virtù dello sviluppo dell’economia circolare. Si tratta di stime nette che sono le risultanze di nuovi lavori e di lavori che diminuiranno.

E’, infatti, previsto anche un calo di circa 28 milioni di posti di lavoro nel settore della manifattura legata alla produzione di ferro e acciaio o 20 milioni di posti di lavoro nell’ambito dell’estrazione di rame.

Allo stesso tempo ci si aspetta una crescita di circa 31 milioni di posti di lavoro nelle imprese che riprocessano l’acciaio vecchio per renderlo nuovamente utilizzabile e 14 milioni di posti di lavoro nel settore della produzione di elettricità con pannelli solari ed altre fonti di energia alternativa.

Si avrà una crescita anche nel settore del commercio all’ingrosso (14 milioni), della vendita, manutenzione e riparazione di motoveicoli, parti di motoveicoli, motocicli e loro parti e accessori (4,7milioni), attività di rilavorazione del legno usato in legno nuovo (5 milioni) e della ricerca e sviluppo (3,5 milioni).

Ad oggi in Italia si stimano circa 510mila persone occupate nei settori del riciclo, della riparazione e del riutilizzo.

Davanti a queste previsioni siamo costretti a queste fondamentali considerazioni. Abbiamo del tempo per adeguarci e passare dall’attuale paradigma produttivo a quello previsto dall’economia circolare, ma non possiamo ignorare che tale passaggio comporti anche delle perdite e dei rischi che devono essere gestite.

Non è la prima sfida “occupazionale” che ci troviamo ad affrontare, ma certamente è la più importante poiché è ad ampio impatto.

Il tema vero è se anche questa volta verremo travolti dagli eventi, oppure riusciremo a gestirli.

Sul punto ci siamo confrontati anche con Francesco Zonin, Executive Vice President di una delle case vinicole più famose al mondo, ZONIN1821, che ci ha riportato la sua opinione.

“Siamo arrivati ad un punto in cui abbiamo l’obbligo di rivedere il nostro stile di vita ed il relativo impatto sull’ambiente.

Abbiamo capito che le risorse sono finite, ma abbiamo ancora una economia fortemente basata su un concetto di risorse infinite.

Il mio campo è quello agricolo, e lì si impara naturalmente che più si rispettano le risorse, e più si riciclano, migliore sarà il conto economico di lungo periodo, incluso il costo ambientale.

Auspico per certi versi un ritorno al passato, nel quale veniva consegnato il latte a domicilio in bottiglie di vetro. Se partiamo da questo banalissimo esempio, è chiaro che ci sarà una migrazione per molti posti di lavoro. Perderemo addetti alla produzione di plastica e tetrapack, per recuperarne si spera altrettanti nel mondo del delivery e riciclaggio delle risorse. Se è vero che un sacchetto di plastica ha una vita media di 12 minuti ma viene smaltito in più di 200 anni (ne ricicliamo il 5%), il problema è presto chiaro. Una delle industrie a maggiore occupazione, l’industria dell’auto, avrà un grandissimo impatto in ambito occupazionale, ma non possiamo nemmeno pensare di poter continuare a cambiare auto ogni 2/3 anni, soprattutto quando l’uso quotidiano nella maggior parte dei casi è praticamente nullo. Se pensiamo alla rivoluzione tecnologica degli ultimi decenni e alle nuove opportunità di lavoro che questa ha creato, possiamo ipotizzare una ancor più grande rivoluzione nei prossimi decenni in ambiti molto più ampi e “storici”. Avremo bisogno di programmare una “rivoluzione del lavoro”, durante la quale vedremo diminuire drasticamente livelli occupazionali in alcuni ambiti per crearne altrettanti legati ad attività che riguardino la parte finale dell’economia circolare, il riutilizzo delle risorse. Sara un passaggio fondamentale, tanto quanto la rivoluzione industriale. Dobbiamo riallineare l’economia al pianeta, ma la sfida più difficile sarà riallineare il mercato del lavoro ad una nuova economia sostenibile nel lungo termine, necessariamente circolare”.

Avv.to Francesco Rotondi, Avv.to Giulia Leardi – Lablaw Studio Legale

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Giornata sulla competitività delle PMI a La Coruña

Giornata sulla competitività delle PMI a La Coruña

Lo scorso 12 settembre si è svolta nella sede della Camera di Commercio di La Coruña la giornata “Europa fomenta la competitividad de las pymes” (Europa promuove la competitività delle PMI).

Organizzata dalla stessa Camera di La Coruña e dalla Camera di Commercio di Spagna, in collaborazione con il Ministero spagnolo d’Affari Esteri, Unione Europea e Cooperazione, la giornata fa parte di una serie di incontri promossi dalla Camera di Spagna, nell’ambito del programma “Hablamos de Europa” (Parliamo di Europa), che si terranno in varie città europee, con l’obiettivo di far conoscere gli effetti delle politiche europee sulla crescita economica, il miglioramento della competitività delle PMI e del loro grado di internazionalizzazione, così come la promozione della formazione dei giovani e il loro accesso al mercato del lavoro, grazie ai fondi che cofinanziano i programmi delle Camere di Commercio.

L’incontro tenutosi a La Coruña ha visto la presenza del presidente della Camera di Commercio ospitante, Antonio Couceiro, del direttore di Competitività della Camera di Commercio di Spagna, Julián López-Arenas e del direttore generale di Industria e delle PMI del Ministero di Industria, Commercio e Turismo, Galo Gutiérrez Monzonís, oltre a numerosi rappresentanti di imprese e associazioni di categoria locali.

Durante l’incontro si è svolta una tavola rotonda sulla trasformazione digitale, moderata dalla giornalista Isabel Bravo, e durante la quale López Arenas ha voluto sottolineare l’importanza della digitalizzazione per le PMI ed ha annunciato il lancio di due nuovi programmi da parte delle Camere: il programma Industria 4.0, focalizzato nello sviluppo di un piano di consulenza a PMI industriali con l’obiettivo di favorire la trasformazione digitale ed il passaggio all’industria 4.0; e il programma Ciber Seguridad, che prevede aiuti alle PMI affinché possano prevenire i principali rischi legati alla cyber security.

Il direttore di Competitività della Camera di Commercio di Spagna ha inoltre sottolineato che “l’obiettivo fondamentale delle Camere è quello di appoggiare le PMI e le micro imprese attraverso attività formative, aiuti o consulenze su nuove tecnologie, internazionalizzazione o uso efficiente delle ICT, al fine di aumentare la loro efficienza e produttività in maniera sostenibile. Inoltre, l’appoggio all’internazionalizzazione è prioritario e le imprese ne sono coscienti, come dimostrano i dati sulle imprese esportatrici: nel 2009 in Spagna ce n’erano 100.000; attualmente sono 200.000”.

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Il franchising in Spagna continua a crescere

Il franchising in Spagna continua a crescere

Secondo i dati pubblicati dal report “La Franquicia en España 2019”, elaborato dall’ Asociación Española de Franquiciadores (AEF), il sistema del frachising in Spagna è composto da un totale di 1.376 insegne – il 2% in più rispetto al 2017, anno in cui ne sono state registrate 1.348 -, delle quali 1.130 sono di origine nazionale (l’82,1%) e le 246 rimanenti (il 17,9%) provengono da un totale di 26 paesi, ed in particolare dalla Francia (57 marche), dall’Italia (44), dagli Stati Uniti (43), dalla Germania e dal Regno Unito (15 ciascuno). In totale vi sono 28 reti in più rispetto al dicembre 2017, 14 nazionali e 14 straniere.

Di queste 1.376 franchigie, il settore che vanta un maggior numero di insegne è la “Moda”, con un totale di 247 reti – 9 in più rispetto all’anno precedente-, seguito da “Bar/Ristoranti”, con 196 catene – 2 in meno rispetto al 2017- e “Bellezza/ Estetica” con 111 reti – 6 in più rispetto all’ultimo report-.

Fatturato

Relativamente al fatturato totale ottenuto dall’insieme del sistema di franchising in Spagna alla chiusura dell’esercizio 2018, la cifra registrata è stata di 27.707,2 milioni di euro, a fronte dei 27.592 milioni raggiunti nel 2017, con un incremento dello 0,4%.

Per settori, quello che ha registrato il fatturato maggiore, in linea con gli anni precedenti, è stato dello dell’“Alimentazione”, con un totale di 9.695,9 milioni di euro, seguito da “Ristorazione /Fast Food”, attività che ha fatturato 2790,9 milioni di euro, “Bar/Ristoranti/Hotel” (2.485,2 milioni di euro) e “Servizi/Trasporti” (1.374,9 milioni di euro).

Stabilimenti

Per quanto riguarda il numero di stabilimenti operativi, a fine 2018 sono stati registrati 77.397 locali in Spagna, di cui 20.644 di proprietà ed i 56.753 rimanenti in regime di franchising. In sotale sono 2.999 stabilimenti in più rispetto alla fine del 2017, con un aumento del 4%.

Occupazione

Si tratta della variabile che più è cresciuta nel 2018, dal momento che i posti di lavoro coperti dal sistema sono 193.872, 14.921 in più rispetto al 2017, con un incremento del 5,3%. Per settori, quelli con maggior numero di posti di lavoro generati sono l’“Alimentazione”, nel quale lavorano 71.182 persone; “Ristorazione /Fast Food”, con 34.872 lavoratori; , “Bar/Ristoranti/Hotel”, che dà lavoro a 22.834 persone; “Bellezza/ Estetica”, nel quale lavorano 12.717 persone, e “Servizi/Trasporti”, con 11.244 lavoratori.

Per maggiori informazioni: “La Franquicia en España 2019”

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La Spagna al primo posto nell’Indice di Competitività Turistica per il quinto anno consecutivo

La Spagna al primo posto nell’Indice di Competitività Turistica per il quinto anno consecutivo

Secondo quando pubblicato lo scorso 4 settembre sul report sulla Competitività in Viaggi e Turismo 2019, elaborato dal Foro Economico Mondiale (World Economic Forum – WEC), la Spagna si posiziona come “il paese più competitivo del mondo in termini turistici”, confermando la leadership nell’Indice di Competitività Turistica che vanta stabilmente dal 2015.

Secondo il WEC – organizzazione internazionale per la cooperazione pubblico/privata, “la Spagna ha sviluppato un’economia focalizzata sul turismo, nella quale più della metà degli introiti del settore derivano da visitatori internazionali”.

Secondo il WEC, i principali punti di fornza della Spagna sono:

– Le eccellenti risorse naturali e, soprattutto, culturali, che danno un importante vantaggio competitivo rispetto ad altri paesi.

– Si tratta di un importante centro di organizzazione di congressi internazionali ed eventi sportivi.

– Presenta una gran forza nel combinare l’offerta culturale con luoghi di interesse patrimoniale. In questo senso, l’incremento del numero di luoghi di patrimonio naturale riconosciuti dall’UNESCO ha contribuito ad aumentare l’attrattività degli spazi naturali.

– le eccellenti infrastrutture, in termini sia di offerta alberghiera che di qualità dei trasporti ferroviari, su strada e portuali (questi ultimi molto importanti per lo sviluppo dell’industria delle crociere). Su questo punto, il report segnala inoltre che “i numerosi visitatori internazionali possono fare affidamento sulle buone infrastrutture aeroportuarie, con un’ampia varietà di compagnie aeree che contribuiscono ad una elevata connettività”.

– “il solido vantaggio comparativo” che apportano aspetti come la preparazione in termini di ICT (Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione) e la sicurezza

Il podio dell’Indice di Competitività Turistica è completato da altri due paesi dell’UE, la Francia e la Germania. Nella top 10 di questa classifica si trovano inoltre i seguenti paesi: Giappone, Stati Uniti, Regno Unito, Australia, Italia, Canada e Svizzera.

Per maggiori informazioni: http://www3.weforum.org/docs/WEF_TTCR_2019.pdf

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L’export spagnolo di fruttta e ortaggi freschi raggiunge un massimo storico

L’export spagnolo di fruttta e ortaggi freschi  raggiunge un massimo storico

Secondo i dati della Federazione Spagnola di Produttori ed Esportatori di Frutta e Ortaggi (FEPEX), le vendite di questi prodotti nei mercati esteri sono aumentate del 4,2% in valore durante il primo semestre dell’anno, rispetto allo stesso periodo del 2018, per un totale di 7.816 milioni di euro, raggiungendo un nuovo massimo storico. In termini di volume, nello stesso periodo l’export di prodotti ortofrutticoli è cresciuto del 10% rispetto al primo semestre del 2018, fino a raggiungere le 7.453.898 tonnellate.

Gli ortaggi freschi hanno fatturato all’estero un valore toatle di 3.531 milioni di euro, con un incremento in termini annuali del 10,06%. I principali prodotti esportati in questa categoria sono stati il peperone, per un valore di 693 milioni di euro (+16,12%), la lettuga (459 milioni di euro; +5,5%), i cavoli (381 milioni di euro; +20,64%) e altri ortaggi in generale, considerati anche colture minori (143 milioni di euro; +30,33%).

Relativamente alla frutta, l’export nel primo semestre dell’anno ha registrato un valore di 4.285 milioni di euro in termini di valore, con una diminuzione dello 0,22% rispetto allo stesso periodo del 2018. Tuttavia, vi è da sottolineare il trend positivo dei frutti rossi, che, con un valore di 1.233 milioni di euro di fatturato nei mercati esteri, hanno registrato un massimo storico,  grazie al positivo andamento della vendita di fragole (574 milioni di euro; + 3,58%), lamponi (314 milioni di euro; +110,32%) e mirtilli (307 milioni di euro; +6,23%).

L’Unione Europea rappresenta il 93% delle vendite di frutta e ortaggi freschi spagnoli all’estero, per un volume di 7.252 milioni di euro nel primo semestre. Dinanzi a questa concentrazione dell’export nei paesi comunitari, FEPEX sottolinea nel suo rapporto che una delle prime priorità per il settore deve essere la politica di apertura a nuovi mercati. Tuttavia, la stessa entità evidenzia la crescita delle vendite nei mercati asiatici, che seppur rappresentino sono l’1,8% dell’export totale del settore, hanno registrato una crescita annuale del 28%, per un valore totale di 139 milioni di euro.

In questo contesto, Cina, ArabaSaudita, EAU, Hong Kong e Qatar rappresentano l’80% dell’export di frutta e ortaggi spagnoli nel continente, con il mercato cinese che ha registrato la crescita annuale più marcata (+58%).

Fonte: Moneda Única

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La solidità dell’internazionalizzazione dell’economia spagnola migliora del 6,2%

La solidità dell’internazionalizzazione dell’economia spagnola migliora del 6,2%

La solidità dell’internazionalizzazione dell’economia spagnola è migliorata del 6,2% nel 2018, secondo l’ultimo rilevamento dell’Indice di Solidità dell’Internazionalizzazione (ISI), elaborato da AMEC, l’associazione delle imprese industriali internazionalizzate, che valuta un insieme di 19 indicatori.

Il valore dell’indice è di 7,26 punti su 10. La crescita delle imprese esportatrici regolari ha influito chiaramente sulla crescita del’indice. In particolare, un terzo della crescita del’ISI si deve all’incremento dell’indicatore della Base Esportatrice (% di imprese esportatrici regolari/% imprese totali). Le imprese spagnole hanno ottenuto un comportamento migliore rispetto all’insieme dell’Unione Europea.

L’incremento del protezionismo e delle barriere all’esportazione, aspetti che hanno avuto ripercussioni negative sull’evoluzione dell’indice, hanno comunque avuto anche effetti positivi: è cresciuta infatti l’installazione di imprese all’estero, con un conseguente aumento degli investimenti spagnoli nel mondo.

L’ISI, indice creato da AMEC nel 2015 e che viene attualizzato ogni anno, ha come obiettivo misurare in maniera sintetica la forza e la robustezza dell’internazionalizzazione ed osservare l’evoluzione della stessa… in precedenza l’internazionalizzazione era stata misurata in maniera separata a partire da aspetti come il volume di esportazioni, la diversificazione delle destinazioni, il numero di imprese esportatrici o il livello tecnologico delle esportazioni.

Tuttavia mancava una visione globale, un indice sistemico. In questo modo, l’ISI prende in considerazione un ttotale di 19 indicatori, come il numero di imprese esportatrici regolari e di quelle installate all’estero, la concrentrazione settoriale delle esportazioni, le PMI esprtatrici, la variazione delle esportazioni, il peso delle stesse nel PIL, la quota dell’export mondiale, gli investimenti all’estero e gli investimenti stranieri, la diversificazione geografica dell’export e degli investimenti, il livello tecnologico delle esportazioni, la variazione dei prezzi delle stesse, la presenza nelle catene globali di valore, gli strumenti finanziari per l’internazionalizzazione, gli stabilimenti all’estero, il budget pubblico per l’internazionalizzazione e le barriere all’export.

Fonte: Moneda Única – AMEC

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L’export agroalimentare spagnolo è cresciuto del 97,3% negli ultimi 10 anni

L’export agroalimentare spagnolo è cresciuto del 97,3% negli ultimi 10 anni

Il Ministero spagnolo di Agricoltura, Pesca e Alimentazione ha pubblicato il report annuale di Commercio Estero 2018, un’analisi dettagliata della situazione attuale del commercio estero del settore agroalimentare. La pubblicazione mette in evidenza l’incremento dell’export agroalimentare, che ha raggiunto nel 2018 i 50.349 milioni di euro, con un aumento dello 0,6% rispetto al 2017. A sua volta, le importazioni hanno raggiunto i 38.364 milioni di euro, anche in questo caso con un incremento interannuale dello 0,6%, per un saldo positivo di 11.984 milioni, con un lieve aumento dello 0,3% rispetto al periodo precedente.

L’export agroalimentario contribuisce per il 17,7% al totale dellle esportazioni spagnole. La Spagna è al quarto posto come paese esportatore della UE nell’ambito del settore agroalimentare, con una quota dell’8,8%, leggermente superiore a quella del 2017 e superata solo dai Paesi Bassi, dalla Germania e dalla Francia. L’industria dell’alimentazione e delle bevande, che comprende i comparti dell’alimentare, dell’agrario e della pesca trasformati, ha esportato il 59,4% del totale del settore, per un valore di 29.931 milioni di euro, lo 0,2% in meno rispetto al 2017.

Il report riporta anche un’analisi del commercio estero del paese iberico durante il decennio 2009 – 2018, dal quale si deduce che l’export agroalimentare è cresciuto del 97,3% negli ultimi 10 anni.

L’UE – 28 continua ad aessere la principale destinazione delle esportazioni agroalimentarie spagnole, con una quota del 73%. Il valore esportato ha raggiunto la cifra di 36.901 milioni di euro, per un incremento interannuale dello 0,2%.

Il primo partner commerciale è stata la Francia – con il 22,3% della quota delle esportazioni ed il 26,9% di quella delle importazioni – seguita dalla Germania e dall’Italia. Quest’ultima riceve il 13,9 % della quota dell’export agroalimentare spagnolo e contribuisce per il l’8,0 all’import.

Rispetto ai paesi terzi, le esportazioni sono aumentate dell’1,4% in termini di valore. Le principali destinazioni sono state gli USA, la Cina, il Giappone, la Svizzera ed il Marocco. In materia di esportazioni a paesi terzi, continua la diversificazione delle destinazioni, soprattutto nel commercio con l’Asia, dove quattro paesi (Cina, Giappone, Sud Corea e Hong Kong) rappresentano già il 22% dell’export a questo gruppo di paesi.

È posibile scaricare il report attraverso questo link.

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L’export spagnolo supera 95 miliardi di euro nei primi 4 mesi dell’anno

L’export spagnolo supera 95 miliardi di euro nei primi 4 mesi dell’anno

Le esportazioni spagnole hanno raggiunto il valore di 95.778 milioni di euro nel periodo compreso tra gennaio e aprile 2019, aumentando dello 0,9% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, secondo i dati sul commercio estero dichiaratida Aduanas. D’altro canto, le importazioni sono cresciute dell’1,9%, per un valore di 106.847 milioni di euro.

Il tasso di copertura si è posizionato all’89,6% ed il saldo commerciale di primi quattro mesi dell’anno mostra un disavanzo di 11.069 milioni di euro, il 10,9% in più rispetto a quello registrato nello stesso periodo dell’anno precedente.

In termini di volume, le esportazioni si sono ridotte dell’1,0% dal momento che i prezzi, approssimati per gli Indici di Valore Unitario, sono aumentati dell’1,9%. Le importazioni sono diminuite dello 0,6% a fronte di una crescita dei pressi del 2,5%.

Il saldo non energetico ha registrato un deficit di 3.088 milioni di euro ed è più che raddoppiato rispetto alla cifra registrata l’anno precedente. D’altro canto, il deficit energetico è diminuito del 7,1% fino ai 7.981 milioni di euro.

Tra i principali settori, sono cresciute le esportazioni di beni strumentali (+4,6% interannuale), Alimentazione, Bevande e Tabacco (4,5%) e prodotti chimici (4,4%) mentre sono diminuite quelle del settore automobilistico del 6,9%.

Relativamente alle importazioni , sono crescite nei settori dei beni strumentali (5,5% interannuale), prodotti chimici (5,7%) e comparto automobilistico (0,1%), mentre sono diminuite quelle dei prodotti energetici (-4,2%).

L’export diretto all’Unione Europea è cresciuto dello 0,6% nei primi quattro mesi dell’anno. Le vendite alla zona euro hanno registrato una flessione dello 0,1%, mentre quelle destinate al resto dell’UE sono cresciute del 3,3%.

L’aumento è stato maggiore nelle vendite ai paesi terzi, cresciute dell’1,6% in questo periodo, con un incremento del’export nel Nord America (13,6%), Africa (6,5%) e Asia escluso il Medio Oriente (5,2%). Al contrario, sono diminuite quelle dirette nell’Oceania (-18,8%), Medio Oriente (-13,7%) e America Latina (-3,7%).

Fonte: Moneda Única

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